Comunicato Stampa
Martedì 17 marzo 2009
L’on. Ammatuna sull'emergenza randagismo chiede all'assessore Regionale alla Sanità di riferire in Aula, nel pomeriggio di oggi, come intende affrontarla.
Con una nota, inviata all'Assessore Regionale alla Sanità, l'on. Ammatuna chiede che questo pomeriggio, prima di iniziare i lavori dell'Assemblea Regionale Siciliana, riferisca in Aula come intende affrontare l'emergenza randagismo che sta colpendo la provincia di Ragusa. Di seguito il testo integrale della nota:
“Il randagismo è ormai diventato una vera e propria emergenza in provincia di Ragusa. Dopo i tristi avvenimenti che hanno causato la morte di un bambino di dieci anni ed il ferimento di altre due persone, stamane una giovane donna straniera è stata ferita gravemente, tanto che si è reso necessario il suo trasferimento in elicottero a Catania, da un branco di cani randagi nella stessa zona dove sono avvenuti i precedenti eventi. Appare chiaro che non si tratta più di semplici casi isolati ma di una vera e propria emergenza che sta colpendo in maniera gravissima questa parte di territorio ragusano. Per questo motivo le chiedo, prima di iniziare nel pomeriggio i lavori d'Aula, di riferire all'Assemblea come intende affrontare una simile situazione di emergenza che sta peggiorando con il trascorrere del tempo”.
L’addetto stampa
Giuseppe Privitera
I GIOVANI DEMOCRATICI DI RAGUSA AGGIUNGONO CHE NON RIESCONO A CAPIRE DOVE SONO ANDATI A FINIRE I 3 MILIONI DI EURO DATI ALLA REGIONE SICILIA PER COMBATTERE IL FENOMENO RANDAGISMO E POICHE' LE DOMANDE PRESENTATE RIMANGONO INEVASE E PRIVE DI DOCUMENTAZIONE.
IL FENOMENO DEL RANDAGISMO DEVE ESSERE AFFRONTATO AL PIU' PRESTO POICHE' NON SI PUO' ASSISTERE ANCORA AD EPISODI TRAGICI COME QUELLA DEL PICCOLO DI 9 ANNI.
INOLTRE, ESPRIMONO LA LORO SOLIDARIETA' ALLA FAMIGLIA DEL AMBINO E ALLA STRANIERA 24enne ANCORA IN CONDIZIONI DI PROGNOSI.
GIOVANI DEMOCRATICI RAGUSA
Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.
domenica 22 marzo 2009
MOZIONE IN MERITO ALLA SITUAZIONE ECONOMICA FINANZIARIA DEGLI ENTI LOCALI
CAMERA DEI DEPUTATI
Seduta n. 147 Martedì 17 Marzo 2009
La Camera,
premesso che:
i comuni e le province versano in una situazione di grave crisi economico-finanziaria, dovuta a scelte quali l'inadeguata copertura del mancato gettito derivante dalla soppressione dell'ici sulla prima casa, il blocco dell'autonomia impositiva degli enti territoriali, il taglio dei trasferimenti erariali e dei fondi destinati alle politiche sociali, le regole fortemente restrittive del patto di stabilità interno;
dopo il significativo apporto reso dall'intero comparto al riequilibrio della finanza pubblica (secondo i dati Istat, tra il 2004 e il 2007 i comuni sono passati da un deficit di 3.689 milioni di euro ad un avanzo di 325 milioni, mentre le province hanno migliorato il loro deficit da 1.968 a 1.270 milioni), il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, all'articolo 77, ha imposto agli enti locali un contributo alla manovra finanziaria di 1.650 milioni nel 2009 (di cui 1.340 a carico dei comuni e 310 delle province), 2.900 milioni nel 2010 e 5.140 milioni nel 2011;
si tratta di un obiettivo che, se non sarà allentato, determinerà per molti enti l'oggettiva impossibilità di rispettare il patto di stabilità interno, un'ulteriore contrazione della spesa per investimenti, l'assenza di sostegno all'economia a fronte della crescente stagnazione produttiva;
con l'approvazione della legge finanziaria per l'anno 2008 (articolo 1, comma 5) e, successivamente, con l'approvazione del decreto-legge n. 93 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 126 del 2008, l'abitazione principale è stata esentata dal pagamento dell'ici, con l'eccezione di una piccola minoranza di immobili appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9 (abitazioni signorili, ville e castelli);
il Governo, nel documento di programmazione economico-finanziaria 2009-2013, ha assicurato l'integrale copertura finanziaria del minor gettito ici ai comuni a partire dall'anno 2008;
in realtà, i trasferimenti compensativi per minori entrate ici sull'abitazione principale previsti per l'anno 2009 nel bilancio dello Stato ammontano a 2.604 milioni di euro e, a legislazione vigente, coprono una percentuale pari a circa l'86 per cento del complessivo gettito attestato dai comuni nel corso del 2008. Appare, tuttavia, verosimile ritenere che l'importo che verrà certificato dai comuni entro il 30 aprile 2009, in esecuzione del comma 32 dell'articolo 77-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, supererà addirittura quanto certificato nel 2008, perché, tenendo conto delle stime del gettito ici sull'abitazione principale di fonte Istat (3.831 milioni di euro), Anci (3.200 milioni di euro) e del Servizio bilancio del Senato della Repubblica (3.738 milioni di euro), la copertura finanziaria per la compensazione del minor gettito ici ai comuni è da ritenersi ampiamente insufficiente, specie a fronte dell'emergere di fenomeni di cambiamenti di residenza o di separazioni fra coniugi fittizie, che provocano un restringimento della base imponibile e una riduzione del gettito;
il combinato disposto della legge finanziaria 2008 (articolo 2, comma 31) e del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (articolo 61, comma 11), impone un taglio dei trasferimenti per gli enti locali pari a 563 milioni di euro: 313 milioni (di cui 251 milioni a carico dei comuni e 62 a carico delle province) in relazione alla riduzione dei costi della politica (a fronte di risparmi effettivi conseguiti assai inferiori alle stime del Governo) e 250 milioni sotto forma di riduzione del fondo ordinario destinato ai comuni (200 milioni) e alle province (50 milioni);
per quanto riguarda le province, il fronte del calo delle entrate, principalmente collegate a tributi relativi al mercato dei veicoli, sta determinando evidenti difficoltà a gestire i bilanci per l'anno 2009, inasprendo ulteriormente i già pesanti vincoli. Dalle rilevazioni effettuate dalle province, infatti, emerge che per quanto concerne l'ipt, gli incassi 2008 fanno registrare un -8 per cento rispetto al 2007, mentre il dato di gennaio 2009 è addirittura inferiore del 25 per cento rispetto allo stesso mese del 2008; ancor meno confortante è il dato relativo all'imposta responsabilità civile auto, dove annualmente il 2008 ha chiuso con un -5 per cento e la differenza tra gennaio 2009 e gennaio 2008 è addirittura del 14 per cento;
il comma 8 dell'articolo 77-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dalla legge n. 203 del 2008 (legge finanziaria per il 2009), dispone che le risorse originate da una serie di operazioni di carattere straordinario (cessioni di azioni o quote di società operanti nel settore dei servizi pubblici locali, distribuzione dei dividendi determinati da operazioni straordinarie poste in essere dalle predette società qualora quotate sui mercati regolamentati e vendita del patrimonio immobiliare) non sono conteggiate nella base assunta nel 2007 a riferimento per l'individuazione degli obiettivi e dei saldi utili per il rispetto del patto di stabilità interno, se destinate alla realizzazione di investimenti o alla riduzione del debito;
con la circolare n. 2 del 27 gennaio 2009, sul patto di stabilità interno per il 2009-2011, la Ragioneria generale dello Stato ha interpretato il dettato letterale del comma 8 in senso fortemente restrittivo, stabilendo che l'esclusione delle suddette risorse deve essere riferita non solo al saldo finanziario preso a base di riferimento, ossia l'anno 2007, ma anche al saldo di gestione degli anni del patto 2009-2011, con il rischio di una vera e propria paralisi degli investimenti degli enti locali (che rappresentano una quota maggioritaria del totale degli investimenti pubblici);
la citata circolare ha evidentemente snaturato la portata della norma, poiché l'esclusione dei proventi di cui al citato comma 8 non solo dalla base di riferimento 2007, ma anche dai saldi utili ai fini del patto di stabilità interno 2009/2011, limita fortemente l'opportunità degli enti locali di destinare ad investimenti le risorse conseguite con dismissioni di azioni, quote di società, vendite di immobili e dividendi e rende difficile la programmazione delle spese in conto capitale, spese da sottoporre a revisione ogni anno del triennio 2009-2011 per la verifica del rispetto del patto;
questo significa cancellare dai bilanci dei comuni almeno 1.700 milioni di euro di operazioni virtuose, bloccando ulteriormente pagamenti di investimenti già realizzati e l'utilizzo degli avanzi di amministrazione proprio per quei comuni, che più hanno contribuito al patto negli anni scorsi;
al contrario, le analisi evidenziano che le opere medio-piccole producono un effetto moltiplicatore sul sistema economico e sull'occupazione molto più elevato delle grandi infrastrutture e distribuito in modo diffuso sul territorio, da cui le piccole e medie imprese potrebbero avere grande beneficio. Il Governo, invece, ha destinato le risorse (spesso sottratte alle destinazioni originarie, come nel caso del Fondo per le aree sottoutilizzate) per realizzare grandi infrastrutture, che produrranno effetti solo nel lungo periodo: secondo la Confindustria, dei 16,6 miliardi di euro stanziati sono effettivamente spendibili, nel 2009, solo 650 milioni e, nel 2010, 3,6 miliardi;
gli enti locali nel 2007 hanno realizzato il 50,9 per cento degli investimenti fissi lordi delle amministrazioni pubbliche (i comuni il 43 per cento e le province il 7,9 per cento). Molti enti locali hanno a disposizione risorse economiche libere ed utilizzabili per finanziare opere già progettate, cantierabili immediatamente o già cantierate, ma ferme a causa dei vincoli posti dal patto di stabilità che bloccano gli investimenti locali (pari a circa l'80 per cento del totale della spesa pubblica per investimenti), riducendo gli esigui spazi di bilancio lasciati aperti per attivare nuovi impegni di spesa con le risorse disponibili. Inoltre, impediscono il pagamento dei lavori già eseguiti ovvero il proseguimento delle opere appaltate e in corso di realizzazione (si registra un'impennata nei ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni e si stima che molti adempimenti verranno rinviati, trasformandosi in situazioni debitorie per i comuni, ma soprattutto di paralisi dell'attività aziendale, a causa dell'assenza di liquidità);
in tutti gli altri Paesi dell'Europa e dell'Occidente le misure di politica economica per contrastare la crisi comprendono l'attivazione di programmi infrastrutturali diffusi a valenza locale, a partire dalla manutenzione dei beni pubblici, dall'edilizia popolare, dalle opere di dimensione piccola e media;
andrebbe assegnata una corsia preferenziale all'utilizzo di quelle risorse, peraltro disponibili, che possono essere impegnate nella manutenzione dei beni pubblici, quali, ad esempio, scuole, reti idriche, strade, ovvero nella realizzazione di progetti già cantierati - ad esempio, edilizia residenziale pubblica - e in grado di essere ultimati velocemente, entro il 2010: è stato stimato che un allentamento del patto di stabilità per i comuni consentirebbe di mettere in moto opere medio-piccole pari a circa 4,5 miliardi di investimento finanziario complessivo, con sicuri effetti sul piano occupazionale in settori, quali quello dell'edilizia e il suo indotto, che, secondo stime Ance, ha già perso in questo inizio 2009 circa 130 mila posti di lavoro;
sarebbe necessario consentire alle amministrazioni locali un'immediata spendibilità di ulteriori risorse che gli stessi enti avrebbero la possibilità di attivare, sbloccando una parte dei residui passivi relativi alla spesa in conto capitale ovvero procedendo alla definizione di nuovi apporti finanziari tramite dismissioni o alienazioni patrimoniali per mettere in campo con immediatezza programmi di manutenzione ordinaria e straordinaria: scuole, verde pubblico, beni artistici e culturali, periferie, edilizia pubblica;
inoltre, sul fronte del welfare sono proprio gli enti locali il primo fronte di lotta alla povertà e di argine alla preoccupante crescita del disagio economico, sociale ed occupazionale,
impegna il Governo:
a definire gli interventi da adottare per ovviare alla grave situazione in cui versano i comuni e le province, assumendo, nei tempi utili alla predisposizione dei bilanci di previsione per il 2010, iniziative normative urgenti di riordino della finanza locale volte a garantire l'autonomia finanziaria degli enti locali nel quadro della concreta attuazione del federalismo fiscale;
a garantire l'integrale copertura del minor gettito derivante dall'abolizione dell'ici sulle abitazioni principali;
ad adottare iniziative normative volte a superare, d'intesa con le associazioni delle autonomie locali, le criticità derivanti dall'applicazione del comma 8 dell'articolo 77-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, anche tenendo conto dei bilanci approvati;
ad adottare iniziative per consentire l'utilizzo degli avanzi di amministrazione per la spesa in conto capitale, in particolare per lavori di medio importo realizzabili entro il 2009;
ad adottare iniziative per escludere il più possibile dai saldi utili del patto di stabilità interno i pagamenti a residui concernenti spese per investimenti effettuati nei limiti delle disponibilità di cassa, a fronte di impegni regolarmente assunti ai sensi dell'articolo 183 del testo unico degli enti locali;
a incentivare l'utilizzo del patrimonio immobiliare per sostenere la spesa in conto capitale ed abbattere il debito, in particolare eliminando i vincoli che impediscono l'utilizzo dei proventi della vendita del patrimonio per finanziare la spesa per investimenti.
(1-00123)
(Nuova formulazione) «Franceschini, Soro, Sereni, Bressa, Amici, Baretta, Fluvi, Bersani, Fontanelli, Zaccaria, D'Antoni, Lanzillotta, Bordo, D'Antona, Ferrari, Giovanelli, Lo Moro, Minniti, Naccarato, Piccolo, Pollastrini, Vassallo, Boccia, Calvisi, Capodicasa, Cesario, Duilio, Genovese, Marchi, Cesare Marini, Misiani, Nannicini, Andrea Orlando, Rubinato, Vannucci, Ventura, Carella, Causi, Ceccuzzi, De Micheli, Fogliardi, Gasbarra, Graziano, Losacco, Marchignoli, Pizzetti, Ria, Sposetti, Strizzolo, Samperi, Lovelli, Codurelli».
Seduta n. 147 Martedì 17 Marzo 2009
La Camera,
premesso che:
i comuni e le province versano in una situazione di grave crisi economico-finanziaria, dovuta a scelte quali l'inadeguata copertura del mancato gettito derivante dalla soppressione dell'ici sulla prima casa, il blocco dell'autonomia impositiva degli enti territoriali, il taglio dei trasferimenti erariali e dei fondi destinati alle politiche sociali, le regole fortemente restrittive del patto di stabilità interno;
dopo il significativo apporto reso dall'intero comparto al riequilibrio della finanza pubblica (secondo i dati Istat, tra il 2004 e il 2007 i comuni sono passati da un deficit di 3.689 milioni di euro ad un avanzo di 325 milioni, mentre le province hanno migliorato il loro deficit da 1.968 a 1.270 milioni), il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, all'articolo 77, ha imposto agli enti locali un contributo alla manovra finanziaria di 1.650 milioni nel 2009 (di cui 1.340 a carico dei comuni e 310 delle province), 2.900 milioni nel 2010 e 5.140 milioni nel 2011;
si tratta di un obiettivo che, se non sarà allentato, determinerà per molti enti l'oggettiva impossibilità di rispettare il patto di stabilità interno, un'ulteriore contrazione della spesa per investimenti, l'assenza di sostegno all'economia a fronte della crescente stagnazione produttiva;
con l'approvazione della legge finanziaria per l'anno 2008 (articolo 1, comma 5) e, successivamente, con l'approvazione del decreto-legge n. 93 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 126 del 2008, l'abitazione principale è stata esentata dal pagamento dell'ici, con l'eccezione di una piccola minoranza di immobili appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9 (abitazioni signorili, ville e castelli);
il Governo, nel documento di programmazione economico-finanziaria 2009-2013, ha assicurato l'integrale copertura finanziaria del minor gettito ici ai comuni a partire dall'anno 2008;
in realtà, i trasferimenti compensativi per minori entrate ici sull'abitazione principale previsti per l'anno 2009 nel bilancio dello Stato ammontano a 2.604 milioni di euro e, a legislazione vigente, coprono una percentuale pari a circa l'86 per cento del complessivo gettito attestato dai comuni nel corso del 2008. Appare, tuttavia, verosimile ritenere che l'importo che verrà certificato dai comuni entro il 30 aprile 2009, in esecuzione del comma 32 dell'articolo 77-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, supererà addirittura quanto certificato nel 2008, perché, tenendo conto delle stime del gettito ici sull'abitazione principale di fonte Istat (3.831 milioni di euro), Anci (3.200 milioni di euro) e del Servizio bilancio del Senato della Repubblica (3.738 milioni di euro), la copertura finanziaria per la compensazione del minor gettito ici ai comuni è da ritenersi ampiamente insufficiente, specie a fronte dell'emergere di fenomeni di cambiamenti di residenza o di separazioni fra coniugi fittizie, che provocano un restringimento della base imponibile e una riduzione del gettito;
il combinato disposto della legge finanziaria 2008 (articolo 2, comma 31) e del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (articolo 61, comma 11), impone un taglio dei trasferimenti per gli enti locali pari a 563 milioni di euro: 313 milioni (di cui 251 milioni a carico dei comuni e 62 a carico delle province) in relazione alla riduzione dei costi della politica (a fronte di risparmi effettivi conseguiti assai inferiori alle stime del Governo) e 250 milioni sotto forma di riduzione del fondo ordinario destinato ai comuni (200 milioni) e alle province (50 milioni);
per quanto riguarda le province, il fronte del calo delle entrate, principalmente collegate a tributi relativi al mercato dei veicoli, sta determinando evidenti difficoltà a gestire i bilanci per l'anno 2009, inasprendo ulteriormente i già pesanti vincoli. Dalle rilevazioni effettuate dalle province, infatti, emerge che per quanto concerne l'ipt, gli incassi 2008 fanno registrare un -8 per cento rispetto al 2007, mentre il dato di gennaio 2009 è addirittura inferiore del 25 per cento rispetto allo stesso mese del 2008; ancor meno confortante è il dato relativo all'imposta responsabilità civile auto, dove annualmente il 2008 ha chiuso con un -5 per cento e la differenza tra gennaio 2009 e gennaio 2008 è addirittura del 14 per cento;
il comma 8 dell'articolo 77-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dalla legge n. 203 del 2008 (legge finanziaria per il 2009), dispone che le risorse originate da una serie di operazioni di carattere straordinario (cessioni di azioni o quote di società operanti nel settore dei servizi pubblici locali, distribuzione dei dividendi determinati da operazioni straordinarie poste in essere dalle predette società qualora quotate sui mercati regolamentati e vendita del patrimonio immobiliare) non sono conteggiate nella base assunta nel 2007 a riferimento per l'individuazione degli obiettivi e dei saldi utili per il rispetto del patto di stabilità interno, se destinate alla realizzazione di investimenti o alla riduzione del debito;
con la circolare n. 2 del 27 gennaio 2009, sul patto di stabilità interno per il 2009-2011, la Ragioneria generale dello Stato ha interpretato il dettato letterale del comma 8 in senso fortemente restrittivo, stabilendo che l'esclusione delle suddette risorse deve essere riferita non solo al saldo finanziario preso a base di riferimento, ossia l'anno 2007, ma anche al saldo di gestione degli anni del patto 2009-2011, con il rischio di una vera e propria paralisi degli investimenti degli enti locali (che rappresentano una quota maggioritaria del totale degli investimenti pubblici);
la citata circolare ha evidentemente snaturato la portata della norma, poiché l'esclusione dei proventi di cui al citato comma 8 non solo dalla base di riferimento 2007, ma anche dai saldi utili ai fini del patto di stabilità interno 2009/2011, limita fortemente l'opportunità degli enti locali di destinare ad investimenti le risorse conseguite con dismissioni di azioni, quote di società, vendite di immobili e dividendi e rende difficile la programmazione delle spese in conto capitale, spese da sottoporre a revisione ogni anno del triennio 2009-2011 per la verifica del rispetto del patto;
questo significa cancellare dai bilanci dei comuni almeno 1.700 milioni di euro di operazioni virtuose, bloccando ulteriormente pagamenti di investimenti già realizzati e l'utilizzo degli avanzi di amministrazione proprio per quei comuni, che più hanno contribuito al patto negli anni scorsi;
al contrario, le analisi evidenziano che le opere medio-piccole producono un effetto moltiplicatore sul sistema economico e sull'occupazione molto più elevato delle grandi infrastrutture e distribuito in modo diffuso sul territorio, da cui le piccole e medie imprese potrebbero avere grande beneficio. Il Governo, invece, ha destinato le risorse (spesso sottratte alle destinazioni originarie, come nel caso del Fondo per le aree sottoutilizzate) per realizzare grandi infrastrutture, che produrranno effetti solo nel lungo periodo: secondo la Confindustria, dei 16,6 miliardi di euro stanziati sono effettivamente spendibili, nel 2009, solo 650 milioni e, nel 2010, 3,6 miliardi;
gli enti locali nel 2007 hanno realizzato il 50,9 per cento degli investimenti fissi lordi delle amministrazioni pubbliche (i comuni il 43 per cento e le province il 7,9 per cento). Molti enti locali hanno a disposizione risorse economiche libere ed utilizzabili per finanziare opere già progettate, cantierabili immediatamente o già cantierate, ma ferme a causa dei vincoli posti dal patto di stabilità che bloccano gli investimenti locali (pari a circa l'80 per cento del totale della spesa pubblica per investimenti), riducendo gli esigui spazi di bilancio lasciati aperti per attivare nuovi impegni di spesa con le risorse disponibili. Inoltre, impediscono il pagamento dei lavori già eseguiti ovvero il proseguimento delle opere appaltate e in corso di realizzazione (si registra un'impennata nei ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni e si stima che molti adempimenti verranno rinviati, trasformandosi in situazioni debitorie per i comuni, ma soprattutto di paralisi dell'attività aziendale, a causa dell'assenza di liquidità);
in tutti gli altri Paesi dell'Europa e dell'Occidente le misure di politica economica per contrastare la crisi comprendono l'attivazione di programmi infrastrutturali diffusi a valenza locale, a partire dalla manutenzione dei beni pubblici, dall'edilizia popolare, dalle opere di dimensione piccola e media;
andrebbe assegnata una corsia preferenziale all'utilizzo di quelle risorse, peraltro disponibili, che possono essere impegnate nella manutenzione dei beni pubblici, quali, ad esempio, scuole, reti idriche, strade, ovvero nella realizzazione di progetti già cantierati - ad esempio, edilizia residenziale pubblica - e in grado di essere ultimati velocemente, entro il 2010: è stato stimato che un allentamento del patto di stabilità per i comuni consentirebbe di mettere in moto opere medio-piccole pari a circa 4,5 miliardi di investimento finanziario complessivo, con sicuri effetti sul piano occupazionale in settori, quali quello dell'edilizia e il suo indotto, che, secondo stime Ance, ha già perso in questo inizio 2009 circa 130 mila posti di lavoro;
sarebbe necessario consentire alle amministrazioni locali un'immediata spendibilità di ulteriori risorse che gli stessi enti avrebbero la possibilità di attivare, sbloccando una parte dei residui passivi relativi alla spesa in conto capitale ovvero procedendo alla definizione di nuovi apporti finanziari tramite dismissioni o alienazioni patrimoniali per mettere in campo con immediatezza programmi di manutenzione ordinaria e straordinaria: scuole, verde pubblico, beni artistici e culturali, periferie, edilizia pubblica;
inoltre, sul fronte del welfare sono proprio gli enti locali il primo fronte di lotta alla povertà e di argine alla preoccupante crescita del disagio economico, sociale ed occupazionale,
impegna il Governo:
a definire gli interventi da adottare per ovviare alla grave situazione in cui versano i comuni e le province, assumendo, nei tempi utili alla predisposizione dei bilanci di previsione per il 2010, iniziative normative urgenti di riordino della finanza locale volte a garantire l'autonomia finanziaria degli enti locali nel quadro della concreta attuazione del federalismo fiscale;
a garantire l'integrale copertura del minor gettito derivante dall'abolizione dell'ici sulle abitazioni principali;
ad adottare iniziative normative volte a superare, d'intesa con le associazioni delle autonomie locali, le criticità derivanti dall'applicazione del comma 8 dell'articolo 77-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, anche tenendo conto dei bilanci approvati;
ad adottare iniziative per consentire l'utilizzo degli avanzi di amministrazione per la spesa in conto capitale, in particolare per lavori di medio importo realizzabili entro il 2009;
ad adottare iniziative per escludere il più possibile dai saldi utili del patto di stabilità interno i pagamenti a residui concernenti spese per investimenti effettuati nei limiti delle disponibilità di cassa, a fronte di impegni regolarmente assunti ai sensi dell'articolo 183 del testo unico degli enti locali;
a incentivare l'utilizzo del patrimonio immobiliare per sostenere la spesa in conto capitale ed abbattere il debito, in particolare eliminando i vincoli che impediscono l'utilizzo dei proventi della vendita del patrimonio per finanziare la spesa per investimenti.
(1-00123)
(Nuova formulazione) «Franceschini, Soro, Sereni, Bressa, Amici, Baretta, Fluvi, Bersani, Fontanelli, Zaccaria, D'Antoni, Lanzillotta, Bordo, D'Antona, Ferrari, Giovanelli, Lo Moro, Minniti, Naccarato, Piccolo, Pollastrini, Vassallo, Boccia, Calvisi, Capodicasa, Cesario, Duilio, Genovese, Marchi, Cesare Marini, Misiani, Nannicini, Andrea Orlando, Rubinato, Vannucci, Ventura, Carella, Causi, Ceccuzzi, De Micheli, Fogliardi, Gasbarra, Graziano, Losacco, Marchignoli, Pizzetti, Ria, Sposetti, Strizzolo, Samperi, Lovelli, Codurelli».
MOZIONE PD SULLA FINANZA LOCALE
Roma, 18 marzo 2009
Agli amministratori locali PD
Ai segretari Regionali PD
Ai Segretari Provinciali Pd
e. p. c. Ai Responsabile Enti Locali PD
Carissime/i,
la mozione sulla finanza locale presentata alla camera dal PD, è stata approvata con una larga maggioranza. E’ un fatto nuovo e importate che di fronte ad un impegnativo passaggio elettorale, caratterizza il Partito Democratico come una grande forza di governo nell’interesse del paese. Abbiamo presentato la mozione, con Dario Franceschini primo firmatario, per segnalare ancora una volta la situazione di gravissima emergenza che riguarda la finanza locale, come evidenziato da moltissimi amministratori locali, sindaci e presidenti di provincia.
Abbiamo raccolto questa preoccupazione sia in relazione alle risorse disponibili, sia in relazione ai meccanismi di attuazione del patto di stabilità interno che rendono spesso difficile, anche laddove le risorse ci sono, la possibilità di utilizzarle e di destinarle ad investimenti.
La nostra mozione mette in luce la funzione di contrasto alla crisi economica che possono sviluppare le autonomie e l’ampio consenso ottenuto dimostra come la nostra iniziativa abbia colto nel segno.
E’ necessario che il Governo dia corso subito alle misure necessarie ad attuare i contenuti della mozione. Ciò non è scontato. Anzi, ci saranno sicuramente tentativi di rinvio o di elusione degli impegni, per questo, vi chiediamo di sostenere la mozione con iniziative sul territorio e negli enti da voi amministrati.
Per qualunque ulteriore informazione, potete rivolgervi al Dipartimento Enti Locali, entilocali@partitodemocratico.it.
Cordiali saluti e buon lavoro
Il Responsabile Enti Locali PD
Paolo Fontanelli
Agli amministratori locali PD
Ai segretari Regionali PD
Ai Segretari Provinciali Pd
e. p. c. Ai Responsabile Enti Locali PD
Carissime/i,
la mozione sulla finanza locale presentata alla camera dal PD, è stata approvata con una larga maggioranza. E’ un fatto nuovo e importate che di fronte ad un impegnativo passaggio elettorale, caratterizza il Partito Democratico come una grande forza di governo nell’interesse del paese. Abbiamo presentato la mozione, con Dario Franceschini primo firmatario, per segnalare ancora una volta la situazione di gravissima emergenza che riguarda la finanza locale, come evidenziato da moltissimi amministratori locali, sindaci e presidenti di provincia.
Abbiamo raccolto questa preoccupazione sia in relazione alle risorse disponibili, sia in relazione ai meccanismi di attuazione del patto di stabilità interno che rendono spesso difficile, anche laddove le risorse ci sono, la possibilità di utilizzarle e di destinarle ad investimenti.
La nostra mozione mette in luce la funzione di contrasto alla crisi economica che possono sviluppare le autonomie e l’ampio consenso ottenuto dimostra come la nostra iniziativa abbia colto nel segno.
E’ necessario che il Governo dia corso subito alle misure necessarie ad attuare i contenuti della mozione. Ciò non è scontato. Anzi, ci saranno sicuramente tentativi di rinvio o di elusione degli impegni, per questo, vi chiediamo di sostenere la mozione con iniziative sul territorio e negli enti da voi amministrati.
Per qualunque ulteriore informazione, potete rivolgervi al Dipartimento Enti Locali, entilocali@partitodemocratico.it.
Cordiali saluti e buon lavoro
Il Responsabile Enti Locali PD
Paolo Fontanelli
NOI, IL PD: assemblea nazionale dei circoli
“Raccontate quello che avete visto”. Cosi Dario Franceschini ha concluso l’assemblea nazionale dei circoli PD. Il segretario si è detto soddisfatto e orgoglioso dell’incontro con la base democratica, che "nella riunione di oggi ha mostrato qualità e impegno”. “La politica deve iniziare dal basso, dalla base” ha ribadito più volte Franceschini, anche perché l’assemblea ha visto protagonisti “molti giovani e molte donne”. “Molte donne brave!” - ha sottolineato – “che non sono qui grazie alle quote rosa, ma grazie alle loro doti. Meno male che il nostro statuto prevede la parità dei generi perché fra un po’ noi uomini ne avremo bisogno”.
“Siamo un grande partito” - rivendica orgogliosamente Franceschini – “Che ci sia il dibattito, anche quello duro, ma che si faccia al chiuso e si esca con una voce sola”. E proprio i passati dissapori interni spingono il leader democratico ad un gesto insolito per un politico: “Mi scuso – dice ai rappresentanti dei circoli – perché, mentre voi lavoravate a stretto contatto con i problemi veri, anche con la delusione dei nostri elettori, i dirigenti non facevano altro che litigare. Ma oggi è successo qualcosa di importante: nessuno di noi si è chiesto se chi parlava provenisse da questo o da quel partito. Siamo un unico popolo”.
Il legame con la base rimane una priorità perciò “ogni regione dovrebbe fare assemblee regionali dei circoli”. Nel 2009 ci si augura di toccare quota 10.000 circoli, “cui garantire una sede, magari con un fondo perequativo, perché la militanza è essenziale, "è volontariato civile”. Spetta a tutti, ai dirigenti quanto ai circoli locali, tenere aperti i temi che ci stanno a cuore (ad esempio l’assegno di disoccupazione). Non basta un titolo al telegiornale, bisogna parlare con la gente”.
Non tralascia nessun tema Dario Franceschini. Le sue parole corrono dalla imminente Scuola Politica organizzata dal PD ad Amalfi, al “Mezzogiorno che ha voglia di riscattarsi dalla stretta della criminalità organizzata”, passando per la stesura delle liste per le prossime elezioni europee, che dovranno essere “forti e pulite, come richiede il nostro codice etico”.
Le ultime battute riguardano l’attuale situazione politica. “Dobbiamo far capire agli italiani – insiste Franceschini - che, alle europee, c’è in ballo qualcosa di più profondo di una semplice vittoria politica. L’ho detto e lo ripeto: Berlusconi pensa di stravincere, a quel punto farebbe cose inimmaginabili. Non vincerà, perché troverà sulla sua strada noi!”
Il segretario chiude con un proverbio africano, letto su uno dei tanti biglietti arrivatigli durante l’assemblea: “Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme agli altri. Noi vogliamo andare lontano”.
Già in mattinata il leader democratico aveva parlato ai rappresentanti locali.
“È bello vedere tutti voi e devo dirlo a chi ha raccontato il pd sui giornali”. E' la prima frase del discorso di Dario Franceschini all’assemblea dei circoli del PD. Migliaia di segretari di circolo con i quali ribadire che “ Siamo un partito vero, un partito di popolo, che ha una gran voglia di cambiare tutto. Abbiamo un compito straordinario: disputare un partito dentro una crisi enorme, inaspettata, all’inizio di un secolo nuovo, mentre cambiano i punti di riferimento. Aiutare gli italiani in difficoltà anche stando all’opposizione. La sfida di un partito riformista è unire protesta e proposta. Un partito che denuncia con onestà la durezza della crisi, e delle sue straordinarie occasioni”. È l’occasione per ricordare i dati dei disoccupati forniti dall’ISTAT, che sono di prima che esplodesse la crisi: 14 milioni di famiglie con meno di 1300 euro al mese, 10% senza spese mediche, 16% senza vestiti. Numeri prima della crisi di settembre, quanto sono peggiorati. Da qui l’affondo a Tremonti: “A che serve rivendicare di esser ei primi a prevederlo se poi non si agisce? Perché se sono stati così bravi poi hanno fatto tutto a rovescio buttando 5 miliardi tra Alitalia e ICI? Perché hanno detassato gli straordinari, tassato le banche e poi le hanno aiutate? Perche non iniziare dai redditi bassi? Perché nascondere la crisi, negarne l’esistenza e parlar d’altro? C’è il tentativo di nascondere tutto parlando di giustizia, intercettazioni, del caso Englaro? Sono armi di distrazione di massa, ma la gente non ci casca”.
Emergenze e tempi lunghi. “Abbiamo il dovere di dire cosa fare abbinando misure d’emergenza e strutturali. Nella pianura padana quando c’è la piena si fanno le catene umane con i sacchi di sabbia sugli argini e così salvano la città. Dopo la piena ragionano sugli interventi permanenti. Questo serve. C’è chi ha perso il lavoro da anni e ha più di cinquanta anni, i precari senza ammortizzatori. Anche tra le imprese ci sono deboli e forti: eliminiamo la burocrazia. Facciamo ripartire l’edilizia: hanno detto di si e poi con un emendamento hanno stravolto la nostra mozione, ma incalzeremo perché non si possono prendere in giro i comuni. Ci sono 14 miliardi di euro possono essere pagati dai comuni, vincolati dal patto di stabilità a non spenderli!! Vorrei avere una webcam nei vertici di governo per sapere cosa si dicono…".
No a questo piano casa, si a un grande piano per l’affitto. Il segretario del PD boccia il piano casa: devastazione del territorio. E riferendosi alle ultime novità si indigna: “Vogliono far costruire anche nei centri storici col silenzio assenso delle sovrintendenze!!! Probabilmente lo vogliono mettere dopo un’ora senza risposte! Abbiamo letto che basta un autocertificazione per costruire un condominio!! Il decreto legge senza le regioni è inaccettabile, va contro la Costituzione, non lo accetteremo mai.Si può fare un premio del 20% ma non così. L’economia ambientale può essere investendo su ricerca e sviluppo quel che è stato l’informatica negli anni 80.
Si parla di casa ma pensiamo a chi è in affitto: dovremo lanciare un grande piano per l’affitto partendo dalla costruzione di case popolari, un meccanismo per le detrazioni, un aliquota di solo il 20% per i proprietari che affittano. Abbiamo centinaia di migliaia di case sfitte e studenti, anziani, famiglie che non sanno dove dormire.
Opposizione non antiberlusconismo.“Questo è fare opposizione. Non antiberlusconismo, non parlare della persona, ma incalzare, sfidare sui contenuti, alzare la voce perché il governo è completamente inadeguato ad affrontare la crisi e il premier offende la costituzione, vive il Parlamento come un ingombro, nemmeno il ruolo di garanzia del Capo dello stato non gli va bene. Proprio perché i riformisti hanno la forza di dire di si alzano la voce quando vedono la superficiale mediocrità di chi è chiamato a un ruolo di Stato e insultano gli italiani: impiegati fannulloni e studenti guerriglieri. Lì c’è un problema di rapporti con il mondo”.
Alleanze ed europee. “Non è oggi il momento di scegliere; non discutiamo di alleanze per il 2012. Ma delle cose le dobbiamo dire. Negli enti locali le alleanze si stanno costruendo sulla base di condivisione di programmi e candidati. Grande libertà agli enti locali. Per le prossime politiche io provo un brivido di fastidio quando sento leggere. Ritorneremo all’Unione; no non torneremo a 15 alleati rissosi che sfilano contro sé stessi e non l’avversario, voglio ringraziare con voi Veltroni perché ci ha portato fuori da quella situazione, ha dichiarato chiusa quella parte di storia. Certo sappiamo che difficilmente da soli vinceremo, certo costruiremo alleanze: con poche forze e chiare. Abbiamo un compito doppio rispetto agli altri partiti che perdono le elezioni dentro sistemi consolidati. Sono percorsi che richiedono anni, non mesi. Il parlamento europeo è il luogo dove si decide il nostro futuro, non un luogo per pensionati di lusso. E le nostre liste saranno fatte solo da persone che si candidano ad andare a lavorare a Bruxelles non per raccogliere preferenze sulla base di una truffa. Berlusconi ha già annunciato di essere capolista ovunque e di candidare i ministri omettendo di dire che per legge dovranno dimettersi tutti. È per questo che proporrò di candidare solo persone autorevoli e competenti che resteranno a lavorare in Europa, solo persone che non hanno mandati locali o regionali da completare.
Molti amici mi hanno detto: riflettici resta capolista in tutte le circoscrizioni.
Voglio dirlo direttamente a Berlusconi: il primo atto di serietà di un uomo politico è non imbrogliare gli elettori, non chiedere preferenze per un luogo dove non si metterà mai piede.
Riconquistare i democratici delusi. “È nata una speranza comune. Dobbiamo anche costruire il partito che non è ancora costruito, lo stiamo costruendo. Fa bene riflettere ma smettiamola di parlare dei nostri limiti e abbiate l’orgoglio di quello che è stato fatto in pochi mesi. Diamanti parla di esuli in patria: questi sentimenti si provano verso una cosa alla quale si stente di appartenere, non a una cosa lontana. È lì che dobbiamo lavorare. Servono circoli aperti nel territorio. Dobbiamo essere mobilitati, aperti. L’assegno di disoccupazione non basta passi in tv, dal giorno dopo i circoli si aprano, distribuiscono i volantini, fermino la gente, vadano davanti alle fabbriche. Questo è il valore della militanza, con strumenti antichi e solidi. Così si chiude il dibattito su partito liquido e solido: raccogliamo il voto di opinione, parliamo all’opinione pubblica e ai media ma teniamo porte e finestre spalancate con i circoli. Facendo del rigore e della pulizia i criteri di scelta dei dirigenti ben oltre le responsabilità penali. Controllate, denunciate, alzate la voce".
No alle correnti. “Non temiamo i dibattiti interni ma sui contenuti, non per avere fonti di divisione sui giornali. Avremo aree culturali di riferimento, non distorsioni di correnti individuali, dividetevi, aggregatevi ma non fatelo in base ai cognomi dei leader nazionali, neanche sul mio!fatelo sulla base delle idee in campo per il futuro. Ci siamo lasciati alle spalle i litigi, siamo democratici italiani, amate il vostro partito tornate a casa orgogliosi: il PD l’abbiamo costruito noi e lo difenderemo dagli attacchi, dalla rassegnazione e dalla delusione, i mali più difficili da curare”.
Abbiamo un compito incredibile: costruire un partito nuovo in un tempo nuovo.“Quando tutto è immobile la rotta è quella dei binari di un treno, ora siamo in mare aperto: tutto è più difficile ma più affascinante. La globalizzazione ci ha portato lì e le singole nazioni sono inadeguate, per questo sui nostri manifesti elettorali ci sarà scritto: noi siamo europei. E l’opinione pubblica è più avanti: i giovani faticano a capire se parliamo di proprietà nazionale delle imprese e o della difesa. I giovani sono già europei, vanno in Europa per l’Erasmus, parlano inglese, usano la rete per costruire un percorso comune e s coprendosi una volta in piazza un unico popolo. È l’Europa dei voli low cost e non c’è differenza ad andare a Milano, Barcellona, Berlino. Sono i governi impauriti che non hanno coraggio: i popoli sono davanti ai loro governi.
Globalizzazione e crisi hanno cambiato tutto: divide chi pensa che la globalizzazione debba essere trainata dai mercati che avrebbero portato benessere e democrazia. Dall’altra parte ci siamo noi che pensiamo che servano gli anticorpi di politica, diritto globale, valori. Manteniamo nelle mani della politica la lotta alle diseguaglianze: dentro i paesi e tra i paesi. Guardiamo avanti per fare la grande politica. Risposte per l’oggi indicando il futuro nel quale vogliamo portare il nostro paese.
Non limitiamoci a correggere un modello, dobbiamo avere la forza di cambiare le gerarchie. La vittoria di Obama non è legata solo alla sua figura. Ha vinto non proponendo correzioni a Bush ma proponendo valori completamente diversi.
Non possiamo mettere gli uni contro gli altri, il nord contro il sud. Mettiamo a disposizione il nostro talento per la comunità in cui viviamo, i forti in aiuto dei deboli. Dalla crisi possono uscire un’Italia divisa o un’Italia migliore e lavoreremo per questo. Anche quando tutto sembra buio, paura, rassegnazione serve la capacità di guardare il futuro e c’è un modo per farlo: non si vede ben col cuore perché l’essenziale è invisibile agli occhi
“Siamo un grande partito” - rivendica orgogliosamente Franceschini – “Che ci sia il dibattito, anche quello duro, ma che si faccia al chiuso e si esca con una voce sola”. E proprio i passati dissapori interni spingono il leader democratico ad un gesto insolito per un politico: “Mi scuso – dice ai rappresentanti dei circoli – perché, mentre voi lavoravate a stretto contatto con i problemi veri, anche con la delusione dei nostri elettori, i dirigenti non facevano altro che litigare. Ma oggi è successo qualcosa di importante: nessuno di noi si è chiesto se chi parlava provenisse da questo o da quel partito. Siamo un unico popolo”.
Il legame con la base rimane una priorità perciò “ogni regione dovrebbe fare assemblee regionali dei circoli”. Nel 2009 ci si augura di toccare quota 10.000 circoli, “cui garantire una sede, magari con un fondo perequativo, perché la militanza è essenziale, "è volontariato civile”. Spetta a tutti, ai dirigenti quanto ai circoli locali, tenere aperti i temi che ci stanno a cuore (ad esempio l’assegno di disoccupazione). Non basta un titolo al telegiornale, bisogna parlare con la gente”.
Non tralascia nessun tema Dario Franceschini. Le sue parole corrono dalla imminente Scuola Politica organizzata dal PD ad Amalfi, al “Mezzogiorno che ha voglia di riscattarsi dalla stretta della criminalità organizzata”, passando per la stesura delle liste per le prossime elezioni europee, che dovranno essere “forti e pulite, come richiede il nostro codice etico”.
Le ultime battute riguardano l’attuale situazione politica. “Dobbiamo far capire agli italiani – insiste Franceschini - che, alle europee, c’è in ballo qualcosa di più profondo di una semplice vittoria politica. L’ho detto e lo ripeto: Berlusconi pensa di stravincere, a quel punto farebbe cose inimmaginabili. Non vincerà, perché troverà sulla sua strada noi!”
Il segretario chiude con un proverbio africano, letto su uno dei tanti biglietti arrivatigli durante l’assemblea: “Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme agli altri. Noi vogliamo andare lontano”.
Già in mattinata il leader democratico aveva parlato ai rappresentanti locali.
“È bello vedere tutti voi e devo dirlo a chi ha raccontato il pd sui giornali”. E' la prima frase del discorso di Dario Franceschini all’assemblea dei circoli del PD. Migliaia di segretari di circolo con i quali ribadire che “ Siamo un partito vero, un partito di popolo, che ha una gran voglia di cambiare tutto. Abbiamo un compito straordinario: disputare un partito dentro una crisi enorme, inaspettata, all’inizio di un secolo nuovo, mentre cambiano i punti di riferimento. Aiutare gli italiani in difficoltà anche stando all’opposizione. La sfida di un partito riformista è unire protesta e proposta. Un partito che denuncia con onestà la durezza della crisi, e delle sue straordinarie occasioni”. È l’occasione per ricordare i dati dei disoccupati forniti dall’ISTAT, che sono di prima che esplodesse la crisi: 14 milioni di famiglie con meno di 1300 euro al mese, 10% senza spese mediche, 16% senza vestiti. Numeri prima della crisi di settembre, quanto sono peggiorati. Da qui l’affondo a Tremonti: “A che serve rivendicare di esser ei primi a prevederlo se poi non si agisce? Perché se sono stati così bravi poi hanno fatto tutto a rovescio buttando 5 miliardi tra Alitalia e ICI? Perché hanno detassato gli straordinari, tassato le banche e poi le hanno aiutate? Perche non iniziare dai redditi bassi? Perché nascondere la crisi, negarne l’esistenza e parlar d’altro? C’è il tentativo di nascondere tutto parlando di giustizia, intercettazioni, del caso Englaro? Sono armi di distrazione di massa, ma la gente non ci casca”.
Emergenze e tempi lunghi. “Abbiamo il dovere di dire cosa fare abbinando misure d’emergenza e strutturali. Nella pianura padana quando c’è la piena si fanno le catene umane con i sacchi di sabbia sugli argini e così salvano la città. Dopo la piena ragionano sugli interventi permanenti. Questo serve. C’è chi ha perso il lavoro da anni e ha più di cinquanta anni, i precari senza ammortizzatori. Anche tra le imprese ci sono deboli e forti: eliminiamo la burocrazia. Facciamo ripartire l’edilizia: hanno detto di si e poi con un emendamento hanno stravolto la nostra mozione, ma incalzeremo perché non si possono prendere in giro i comuni. Ci sono 14 miliardi di euro possono essere pagati dai comuni, vincolati dal patto di stabilità a non spenderli!! Vorrei avere una webcam nei vertici di governo per sapere cosa si dicono…".
No a questo piano casa, si a un grande piano per l’affitto. Il segretario del PD boccia il piano casa: devastazione del territorio. E riferendosi alle ultime novità si indigna: “Vogliono far costruire anche nei centri storici col silenzio assenso delle sovrintendenze!!! Probabilmente lo vogliono mettere dopo un’ora senza risposte! Abbiamo letto che basta un autocertificazione per costruire un condominio!! Il decreto legge senza le regioni è inaccettabile, va contro la Costituzione, non lo accetteremo mai.Si può fare un premio del 20% ma non così. L’economia ambientale può essere investendo su ricerca e sviluppo quel che è stato l’informatica negli anni 80.
Si parla di casa ma pensiamo a chi è in affitto: dovremo lanciare un grande piano per l’affitto partendo dalla costruzione di case popolari, un meccanismo per le detrazioni, un aliquota di solo il 20% per i proprietari che affittano. Abbiamo centinaia di migliaia di case sfitte e studenti, anziani, famiglie che non sanno dove dormire.
Opposizione non antiberlusconismo.“Questo è fare opposizione. Non antiberlusconismo, non parlare della persona, ma incalzare, sfidare sui contenuti, alzare la voce perché il governo è completamente inadeguato ad affrontare la crisi e il premier offende la costituzione, vive il Parlamento come un ingombro, nemmeno il ruolo di garanzia del Capo dello stato non gli va bene. Proprio perché i riformisti hanno la forza di dire di si alzano la voce quando vedono la superficiale mediocrità di chi è chiamato a un ruolo di Stato e insultano gli italiani: impiegati fannulloni e studenti guerriglieri. Lì c’è un problema di rapporti con il mondo”.
Alleanze ed europee. “Non è oggi il momento di scegliere; non discutiamo di alleanze per il 2012. Ma delle cose le dobbiamo dire. Negli enti locali le alleanze si stanno costruendo sulla base di condivisione di programmi e candidati. Grande libertà agli enti locali. Per le prossime politiche io provo un brivido di fastidio quando sento leggere. Ritorneremo all’Unione; no non torneremo a 15 alleati rissosi che sfilano contro sé stessi e non l’avversario, voglio ringraziare con voi Veltroni perché ci ha portato fuori da quella situazione, ha dichiarato chiusa quella parte di storia. Certo sappiamo che difficilmente da soli vinceremo, certo costruiremo alleanze: con poche forze e chiare. Abbiamo un compito doppio rispetto agli altri partiti che perdono le elezioni dentro sistemi consolidati. Sono percorsi che richiedono anni, non mesi. Il parlamento europeo è il luogo dove si decide il nostro futuro, non un luogo per pensionati di lusso. E le nostre liste saranno fatte solo da persone che si candidano ad andare a lavorare a Bruxelles non per raccogliere preferenze sulla base di una truffa. Berlusconi ha già annunciato di essere capolista ovunque e di candidare i ministri omettendo di dire che per legge dovranno dimettersi tutti. È per questo che proporrò di candidare solo persone autorevoli e competenti che resteranno a lavorare in Europa, solo persone che non hanno mandati locali o regionali da completare.
Molti amici mi hanno detto: riflettici resta capolista in tutte le circoscrizioni.
Voglio dirlo direttamente a Berlusconi: il primo atto di serietà di un uomo politico è non imbrogliare gli elettori, non chiedere preferenze per un luogo dove non si metterà mai piede.
Riconquistare i democratici delusi. “È nata una speranza comune. Dobbiamo anche costruire il partito che non è ancora costruito, lo stiamo costruendo. Fa bene riflettere ma smettiamola di parlare dei nostri limiti e abbiate l’orgoglio di quello che è stato fatto in pochi mesi. Diamanti parla di esuli in patria: questi sentimenti si provano verso una cosa alla quale si stente di appartenere, non a una cosa lontana. È lì che dobbiamo lavorare. Servono circoli aperti nel territorio. Dobbiamo essere mobilitati, aperti. L’assegno di disoccupazione non basta passi in tv, dal giorno dopo i circoli si aprano, distribuiscono i volantini, fermino la gente, vadano davanti alle fabbriche. Questo è il valore della militanza, con strumenti antichi e solidi. Così si chiude il dibattito su partito liquido e solido: raccogliamo il voto di opinione, parliamo all’opinione pubblica e ai media ma teniamo porte e finestre spalancate con i circoli. Facendo del rigore e della pulizia i criteri di scelta dei dirigenti ben oltre le responsabilità penali. Controllate, denunciate, alzate la voce".
No alle correnti. “Non temiamo i dibattiti interni ma sui contenuti, non per avere fonti di divisione sui giornali. Avremo aree culturali di riferimento, non distorsioni di correnti individuali, dividetevi, aggregatevi ma non fatelo in base ai cognomi dei leader nazionali, neanche sul mio!fatelo sulla base delle idee in campo per il futuro. Ci siamo lasciati alle spalle i litigi, siamo democratici italiani, amate il vostro partito tornate a casa orgogliosi: il PD l’abbiamo costruito noi e lo difenderemo dagli attacchi, dalla rassegnazione e dalla delusione, i mali più difficili da curare”.
Abbiamo un compito incredibile: costruire un partito nuovo in un tempo nuovo.“Quando tutto è immobile la rotta è quella dei binari di un treno, ora siamo in mare aperto: tutto è più difficile ma più affascinante. La globalizzazione ci ha portato lì e le singole nazioni sono inadeguate, per questo sui nostri manifesti elettorali ci sarà scritto: noi siamo europei. E l’opinione pubblica è più avanti: i giovani faticano a capire se parliamo di proprietà nazionale delle imprese e o della difesa. I giovani sono già europei, vanno in Europa per l’Erasmus, parlano inglese, usano la rete per costruire un percorso comune e s coprendosi una volta in piazza un unico popolo. È l’Europa dei voli low cost e non c’è differenza ad andare a Milano, Barcellona, Berlino. Sono i governi impauriti che non hanno coraggio: i popoli sono davanti ai loro governi.
Globalizzazione e crisi hanno cambiato tutto: divide chi pensa che la globalizzazione debba essere trainata dai mercati che avrebbero portato benessere e democrazia. Dall’altra parte ci siamo noi che pensiamo che servano gli anticorpi di politica, diritto globale, valori. Manteniamo nelle mani della politica la lotta alle diseguaglianze: dentro i paesi e tra i paesi. Guardiamo avanti per fare la grande politica. Risposte per l’oggi indicando il futuro nel quale vogliamo portare il nostro paese.
Non limitiamoci a correggere un modello, dobbiamo avere la forza di cambiare le gerarchie. La vittoria di Obama non è legata solo alla sua figura. Ha vinto non proponendo correzioni a Bush ma proponendo valori completamente diversi.
Non possiamo mettere gli uni contro gli altri, il nord contro il sud. Mettiamo a disposizione il nostro talento per la comunità in cui viviamo, i forti in aiuto dei deboli. Dalla crisi possono uscire un’Italia divisa o un’Italia migliore e lavoreremo per questo. Anche quando tutto sembra buio, paura, rassegnazione serve la capacità di guardare il futuro e c’è un modo per farlo: non si vede ben col cuore perché l’essenziale è invisibile agli occhi
USCIRE DALLA CRISI!!!
E' necessario un assegno mensile di disoccupazione pari al 60% dell'ultima retribuzione per tutti coloro che non godono di altri strumenti di sostegno al reddito e hanno perso il lavoro dal 1 settembre 2008 al 31 dicembre 2009.I soldi, come il PD ha spiegato nella mozione presentata in Parlamento, si possono trovare con: lotta all'evasione, centrale unica per gli acquisti nella P.A., ricostituzione della Commissione sulla spending review per tagli di spesa pubblica selettivi e non lineari come previsto dalla manovra d'estate e "utilizzo immediato" degli 8 miliardi dell'accordo Governo-Regioni per la parte non impegnata per la Cassa integrazione.Il governo non parla della crisi e ignora chi ne subisce le conseguenze: disoccupati, precari,famiglie che stentano, imprenditori e attività che chiudono.Sono fino ad un milione i lavoratori che rischiano di passare da un reddito precario a zero euro, se non verranno rinnovati i loro contratti.Ci dicono di non avere risorse, ma hanno sprecato miliardi per eliminare l’ICI ai più ricchi e scaricare i debiti Alitalia sui contribuenti italiani, oltre a cancellare le misure anti evasione.L’Italia ha bisogno di strumenti eccezionali e urgenti che diano aiuto immediato alle famiglie.L’assegno mensile per chi perde il lavoro è uno strumento di sostegno alle famiglie e di rilancio dei consumi. Utile non solo a chi lo riceve ma all’intera economia italiana.Imprenditori e sindacati lo sostengono ma il governo continua a negarlo.Le nostre proposte:1. Assegno mensile di disoccupazione subito, per tutti i precari che hanno perso il lavoro2. Blocco dei licenziamenti per precari di scuola, sanità e pubblica amministrazione3. Cassa integrazione per tutti i lavoratori in caso di sospensione del lavoro4. Riforma degli ammortizzatori sociali per la tutela di chi resta senza lavoro.Sono proposte serie, concrete, realizzabili attraverso la battaglia all’evasione fiscale e i fondi previsti per la cassa integrazione e non ancora impegnati.

UN ANNO SENZA LICENZIAMENTI

Il Governo deve approvare subito una moratoria dei 100.000 licenziamenti di lavoratori precari nella pubblica amministrazione.Proponiamo al governo una moratoria di un anno, quindi per la durata della crisi, bloccando per tutto il 2009 i provvedimenti che porteranno, se non corretti, al licenziamento di 60.000 lavoratori del pubblico impiego e circa 40.000 della scuola. Licenziamenti che creano disagio agli utenti, alle famiglie per il taglio dei servizi e per la chiusura delle classi, oltre alla chiusura delle scuole nei piccoli paesi.
TASSIAMO GLI STIPENDI PARLAMENTARI
Contro la crisi è necessario un contributo straordinario “una tantum” sui redditi superiori ai 120.000 euro, a partire da quelli dei parlamentari.Un contributo pari a 2 punti di IRPEF valido per tutto il 2009 che serve a costituire un fondo di sostegno alla povertà di 500 milioni di euro per venire in aiuto delle persone maggiormente in difficoltà con la crisi economica. A beneficiarne sarebbero i comuni e le associazioni di volontariato che utilizzerebbero i 500 milioni a loro disposizione per contrastare la povertà estrema.
DAI VALORE AL TUO VOTO: ELEZIONI E REFERENDUM...QUESTA E' UN'EMERGENZA

Perchè il governo dice no all'election day? Nel mese di giugno dovremo votare in due giorni diversi per le elezioni e per il referendum. Questo comporterà un costo in più di oltre 460 milioni di euro! Perché buttare questi soldi dello Stato e dei cittadini? Unificando le votazioni in un solo giorno si risparmierebbero quasi 1.000 miliardidi di vecchie lire e si potrebbero destinare quei soldi alla sicurezza.Il Partito Democratico propone di utilizzarli per potenziare con uomini e mezzi le Forze dell’Ordine, acquistare il carburante alle volanti, riparare quelle ferme perché rotte e pagare gli straordinari al personale.Scarica dalla colonna a destra la cartolina da inviare al Presidente del Consiglio.IL TESTO DELLA CARTOLINACaro Presidente Berlusconi, ho letto che il tuo governo, nel mese di giugno, mi farà votare in due giorni diversi per le elezioni e per il referendum e che questo comporterà un costo in più di oltre 460 milioni di euro! Perché buttare questi soldi dello Stato e dei cittadini? Il Partito Democratico propone di utilizzarli per potenziare con uomini e mezzi le Forze dell’Ordine, acquistare il carburante alle volanti, riparare quelle ferme perché rotte e pagare gli straordinari al personale.Io sono d’accordo e ti chiedo: aiuta gli italiani davvero, unifica la data del voto.
LE PROPOSTE DEL PD PER AFFRONTARE LA CRISI ECONOMICA
Le proposte del Pd
Per affrontare la crisi economicaL’Italia è nel pieno di una crisi economica straordinaria, il cui impatto sociale è già pesante e si preannuncia ancor più duro per i mesi futuri. Centinaia di migliaia di lavoratori precari nel pubblico impiego e nel settore privato rischiano di ritrovarsi senza salario e senza alcuna rete di protezione sociale. Le piccole e medie imprese sono sempre di più in difficoltà, soffrono la stretta creditizia e in numero crescente sono costrette a sospendere le loro attività. La società italiana è dominata da un sentimento concreto di paura, di incertezza, di crescente difficoltà economica, che spinge a rallentare i consumi e ad allontanare ogni prospettiva di ripresa.Di fronte ad uno scenario così grave, il Governo italiano dimostra di essere totalmente inadeguato e - unico tra gli esecutivi di tutti gli altri paesi occidentali - nasconde la crisi economica, la sottovaluta clamorosamente, propone soluzioni inadeguate, estemporanee, minimali. É chiara la distanza tra il Paese reale e un Governo immobile e irresponsabile, che sceglie di non scegliere, che lascia soli sia i più deboli, sia le forze migliori del mondo del lavoro e dell’impresa, vera leva su cui bisognerebbe tornare ad investire per ritrovare la strada della crescita economica.Il Partito Democratico vuole dare voce a questa realtà, quella dell’Italia che lavora e che produce, ma che, in questa tempesta, da sola non ce la fa. Siamo il Partito che si batte per davvero contro la crisi, che offre una prospettiva concreta per uscirne.Vogliamo dare un contributo serio, presentando proposte credibili, come abbiamo già fatto in queste ultime settimane: dall’assegno di disoccupazione al contributo straordinario di solidarietà da parte dei redditi sopra i 120.000 euro, dall’election day per risparmiare fondi da investire nella sicurezza delle città al blocco dei licenziamenti dei precari nel pubblico impiego, all’alleggerimento del patto di stabilità per i comuni.In questi giorni ci siamo battuti perché queste proposte venissero discusse e votate in Parlamento.Ora è il tempo di portare le nostre idee nel Paese, in ogni città, in ogni territorio, col lavoro capillare dei Circoli del Partito Democratico, aprendo un dialogo con la società, a partire dal mondo del lavoro.Per questo, troverete in allegato alcune schede tematiche sulle principali proposte a cui abbiamo lavorato in queste settimane e che possono rappresentare uno strumento utile su cui concentrare l’iniziativa politica dei Circoli in vista delle prossime elezioni amministrative ed europee.Nei prossimi giorni, troverete sul sito internet www.partitodemocratico.it aggiornamenti e altri materiali utili sulle proposte programmatiche del PD che accompagneranno il nostro lavoro, fino all’appuntamento elettorale di giugno.Ci attende un lavoro duro, che possiamo affrontare solo con l’impegno e il contributo di passione e di idee di ognuno, mettendo in moto tutte le migliori energie, a partire dai nostri Circoli, che sono la vera forza del PD
La Segreteria Nazionale del Pd
Per affrontare la crisi economicaL’Italia è nel pieno di una crisi economica straordinaria, il cui impatto sociale è già pesante e si preannuncia ancor più duro per i mesi futuri. Centinaia di migliaia di lavoratori precari nel pubblico impiego e nel settore privato rischiano di ritrovarsi senza salario e senza alcuna rete di protezione sociale. Le piccole e medie imprese sono sempre di più in difficoltà, soffrono la stretta creditizia e in numero crescente sono costrette a sospendere le loro attività. La società italiana è dominata da un sentimento concreto di paura, di incertezza, di crescente difficoltà economica, che spinge a rallentare i consumi e ad allontanare ogni prospettiva di ripresa.Di fronte ad uno scenario così grave, il Governo italiano dimostra di essere totalmente inadeguato e - unico tra gli esecutivi di tutti gli altri paesi occidentali - nasconde la crisi economica, la sottovaluta clamorosamente, propone soluzioni inadeguate, estemporanee, minimali. É chiara la distanza tra il Paese reale e un Governo immobile e irresponsabile, che sceglie di non scegliere, che lascia soli sia i più deboli, sia le forze migliori del mondo del lavoro e dell’impresa, vera leva su cui bisognerebbe tornare ad investire per ritrovare la strada della crescita economica.Il Partito Democratico vuole dare voce a questa realtà, quella dell’Italia che lavora e che produce, ma che, in questa tempesta, da sola non ce la fa. Siamo il Partito che si batte per davvero contro la crisi, che offre una prospettiva concreta per uscirne.Vogliamo dare un contributo serio, presentando proposte credibili, come abbiamo già fatto in queste ultime settimane: dall’assegno di disoccupazione al contributo straordinario di solidarietà da parte dei redditi sopra i 120.000 euro, dall’election day per risparmiare fondi da investire nella sicurezza delle città al blocco dei licenziamenti dei precari nel pubblico impiego, all’alleggerimento del patto di stabilità per i comuni.In questi giorni ci siamo battuti perché queste proposte venissero discusse e votate in Parlamento.Ora è il tempo di portare le nostre idee nel Paese, in ogni città, in ogni territorio, col lavoro capillare dei Circoli del Partito Democratico, aprendo un dialogo con la società, a partire dal mondo del lavoro.Per questo, troverete in allegato alcune schede tematiche sulle principali proposte a cui abbiamo lavorato in queste settimane e che possono rappresentare uno strumento utile su cui concentrare l’iniziativa politica dei Circoli in vista delle prossime elezioni amministrative ed europee.Nei prossimi giorni, troverete sul sito internet www.partitodemocratico.it aggiornamenti e altri materiali utili sulle proposte programmatiche del PD che accompagneranno il nostro lavoro, fino all’appuntamento elettorale di giugno.Ci attende un lavoro duro, che possiamo affrontare solo con l’impegno e il contributo di passione e di idee di ognuno, mettendo in moto tutte le migliori energie, a partire dai nostri Circoli, che sono la vera forza del PD
La Segreteria Nazionale del Pd
giovedì 19 marzo 2009
ALTRI 170 NO PER IL DECRETO SICUREZZA
Altri 170 no
Con una lettera al premier i deputati del Pdl dicono "No" alla fiducia sul decreto sicurezza e danno ragione al PD. Finocchiaro: "la maggioranza ritiri quella norma barbara" Il decreto sicurezza non piace nemmeno a chi lo ha votato. Il governo si è fatto prendere la mano, e ora cento deputati del Pdl scrivono a Silvio Berlusconi: il decreto contiene “norme inaccettabili” per cui una fiducia risulterebbe irricevibile. Norme vergognose e discriminatorie come quella che obbliga i medici “ma anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici" a denunciare gli immigrati clandestini.A prendere carta e penna in mano sono stati 101 esponenti del nascente Popolo delle Libertà che tramite una lettera inviata al presidente del Consiglio e diffusa da Alessandra Mussolini, presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia, hanno chiesto di non porre la fiducia sulla pacchetto in esame alla Camera.E il segretario del Pd, Dario Franceschini, fa notare che se 101 parlamentari del PdL chiedono al governo di fermarsi, non fanno altro che ribadire quello che diciamo anche noi da tempo: "Come si può immaginare di costringere i medici a denunciare gli immigrati che vanno a curarsi in un pronto soccorso? Si tratterebbe di una legge non solo immorale, ma carica di rischi per la popolazione italiana, a cominciare dalle possibili epidemie derivanti da malattie non curate.Per questo il Partito Democratico insiste: si fermino". Ma cosa dice la missiva?"Ti chiediamo - si legge nella lettera inviata a Berlusconi- di non porre la fiducia sul disegno di legge 2180. In esso sono contenute norme a nostro giudizio inaccettabili e che necessitano di indispensabili correzioni. Siamo certi che ne converrai anche tu, quando potrai renderti conto di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell'infanzia e della maternità". "Si sostiene che questo ddl non obblighi il medico a denunciare l'immigrato clandestino che si presenti per essere curato ai posti di pronto soccorso, in ospedale, o nei centri di vaccinazione. Non è così. Anzi - scrivono i firmatari della lettera - l'obbligo di denuncia potrà riguardare anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici".Già in serata, le firme dei deputati del Pdl contro la norma del ddl sicurezza che obbliga i medici a denunciare i clandestini, fa sapere Alessandra Mussolini, toccano quota 170 e la prossima settimana il gruppo guidato da Fabrizio Cicchitto si riunirà per discutere proprio di questo. Intanto però la coalizione rischia lo scontro. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni non vuole replicare direttamente all'iniziativa guidata dalla Mussolini e preferisce affidarsi alle parole del capogruppo leghista Roberto Cota, che aveva definito la lettera dei deputati del Popolo della Libertà, "figlia di manovre interne in vista del congresso del Pdl"."Anche nella maggioranza, purtroppo non nella Lega, ci si rende conto – dice la capogruppo dei democratici al Senato, Anna Finocchiaro - che la norma che prevede la denuncia degli immigrati da parte dei medici, è una norma sbagliata e incivile. Berlusconi e la maggioranza non continuino ad essere sordi di fronte alle richieste che vengono dal mondo medico e dall'opposizione. La lettera dei 100 parlamentari dimostra che le nostre osservazioni e i nostri no avevano senso. Ora è ancora più necessario e doveroso - conclude la Presidente dei deputati del Pd - che governo e maggioranza ritirino quella barbara norma".D’altronde, come sottolinea il deputato PD Jean Leonard Touadì, "L'ammutinamento dei cento deputati del Pdl contro il ddl sicurezza è il segno di come questa non sia una semplice questione politica ma una vera e propria battaglia di civiltà che attraversa le coscienze di tutti a prescindere dall'appartenenza". "Il presidente del Consiglio dovrebbe ascoltare i suoi deputati, - continua l’esponente PD - senza cedere al ricatto della Lega volto a creare un clima di odio e di intolleranza, nei confronti del diverso e a mettere in discussione i più elementari diritti umani".
Con una lettera al premier i deputati del Pdl dicono "No" alla fiducia sul decreto sicurezza e danno ragione al PD. Finocchiaro: "la maggioranza ritiri quella norma barbara" Il decreto sicurezza non piace nemmeno a chi lo ha votato. Il governo si è fatto prendere la mano, e ora cento deputati del Pdl scrivono a Silvio Berlusconi: il decreto contiene “norme inaccettabili” per cui una fiducia risulterebbe irricevibile. Norme vergognose e discriminatorie come quella che obbliga i medici “ma anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici" a denunciare gli immigrati clandestini.A prendere carta e penna in mano sono stati 101 esponenti del nascente Popolo delle Libertà che tramite una lettera inviata al presidente del Consiglio e diffusa da Alessandra Mussolini, presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia, hanno chiesto di non porre la fiducia sulla pacchetto in esame alla Camera.E il segretario del Pd, Dario Franceschini, fa notare che se 101 parlamentari del PdL chiedono al governo di fermarsi, non fanno altro che ribadire quello che diciamo anche noi da tempo: "Come si può immaginare di costringere i medici a denunciare gli immigrati che vanno a curarsi in un pronto soccorso? Si tratterebbe di una legge non solo immorale, ma carica di rischi per la popolazione italiana, a cominciare dalle possibili epidemie derivanti da malattie non curate.Per questo il Partito Democratico insiste: si fermino". Ma cosa dice la missiva?"Ti chiediamo - si legge nella lettera inviata a Berlusconi- di non porre la fiducia sul disegno di legge 2180. In esso sono contenute norme a nostro giudizio inaccettabili e che necessitano di indispensabili correzioni. Siamo certi che ne converrai anche tu, quando potrai renderti conto di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell'infanzia e della maternità". "Si sostiene che questo ddl non obblighi il medico a denunciare l'immigrato clandestino che si presenti per essere curato ai posti di pronto soccorso, in ospedale, o nei centri di vaccinazione. Non è così. Anzi - scrivono i firmatari della lettera - l'obbligo di denuncia potrà riguardare anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici".Già in serata, le firme dei deputati del Pdl contro la norma del ddl sicurezza che obbliga i medici a denunciare i clandestini, fa sapere Alessandra Mussolini, toccano quota 170 e la prossima settimana il gruppo guidato da Fabrizio Cicchitto si riunirà per discutere proprio di questo. Intanto però la coalizione rischia lo scontro. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni non vuole replicare direttamente all'iniziativa guidata dalla Mussolini e preferisce affidarsi alle parole del capogruppo leghista Roberto Cota, che aveva definito la lettera dei deputati del Popolo della Libertà, "figlia di manovre interne in vista del congresso del Pdl"."Anche nella maggioranza, purtroppo non nella Lega, ci si rende conto – dice la capogruppo dei democratici al Senato, Anna Finocchiaro - che la norma che prevede la denuncia degli immigrati da parte dei medici, è una norma sbagliata e incivile. Berlusconi e la maggioranza non continuino ad essere sordi di fronte alle richieste che vengono dal mondo medico e dall'opposizione. La lettera dei 100 parlamentari dimostra che le nostre osservazioni e i nostri no avevano senso. Ora è ancora più necessario e doveroso - conclude la Presidente dei deputati del Pd - che governo e maggioranza ritirino quella barbara norma".D’altronde, come sottolinea il deputato PD Jean Leonard Touadì, "L'ammutinamento dei cento deputati del Pdl contro il ddl sicurezza è il segno di come questa non sia una semplice questione politica ma una vera e propria battaglia di civiltà che attraversa le coscienze di tutti a prescindere dall'appartenenza". "Il presidente del Consiglio dovrebbe ascoltare i suoi deputati, - continua l’esponente PD - senza cedere al ricatto della Lega volto a creare un clima di odio e di intolleranza, nei confronti del diverso e a mettere in discussione i più elementari diritti umani".
lunedì 26 gennaio 2009
27 GENNAIO GIORNO DELLA MEMORIA; L'OLOCAUSTO!!!!

GIOVANI DEL PARTITO DEMOCRATICO
di Ragusa
GIORNO DELLA MEMORIA: PER NON DIMENTICARE!!!!
La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »
Il termine olocausto viene principalmente utilizzato per indicare lo sterminio sistematico di circa dei 7,5 milioni di ebrei che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale. Il numero delle vittime è confermato dalla vasta documentazione lasciata dai nazisti stessi (scritta e fotografica) e dalle testimonianze dirette (di vittime, carnefici e spettatori) e dalle registrazioni statistiche delle varie nazioni occupate.Ma il termine olocausto viene usato, anche, per descrivere l'omicidio sistematico di altri gruppi che vennero colpiti nelle stesse circostanze dai Nazisti, compresi i gruppi etnici Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, malati di mente, Testimoni di Geova, russi, polacchi ed altre popolazioni slave. Aggiungendo anche questi gruppi il totale di vittime del Nazismo è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, e fino a quattro milioni di prigionieri di guerra.
Oggi, giornata della Memoria, noi giovani del Partito Democratico, ricordiamo con la giusta e doverosa solennità e gravità, l'olocausto degli Ebrei e - insieme a questo fatto - lo sterminio di tanti "diversi" .
“A coloro che ancora oggi sostengono che l’Olocausto non sia mai esistito, o che ne sia stata amplificata la portata”, si deve rispondere ribadendo la determinazione ad “onorare la memoria di uomini, donne e bambini, innocenti, uccisi per mano dei nazisti e dei loro complici”. Questa ricorrenza cade nell’ambito delle commemorazioni del 60.mo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, il primo documento globale a sancire la dignità e l’uguaglianza di tutti gli esseri umani.
Orrori non vissuti in prima persona, drammi apparentemente lontani non devono indebolirsi, smarrirsi nella quotidianità e riproporsi in disumane tesi antisemite. Ci sono testimonianze, quelle dei sopravvissuti dell’Olocausto, che devono riflettersi in ogni tempo per divenire un monito indelebile per l’umanità. Sulla tragedia vissuta dagli ebrei negli anni della Seconda guerra mondiale, ecco la testimonianza rilasciata da un rabbino sopravvissuto :“Io per molti anni mi sono svegliato tremando, perché rivivevo quello che era successo. Quindi, ero veramente angosciato perché non avevo nessuna voglia di ricordare, ma tutte le notti, per dieci anni, me le sono riviste davanti agli occhi, quelle scene tremende cui avevo assistito”.Riapriamo la drammatica pagina dell’arrivo ad Auschwitz con il ricordo dell’ebreo italiano, “Siamo scesi giù come tanti sacchi di cemento, incolonnati. La mamma ha capito che andavamo lì a morire e ha detto: Nedo, Nedo, Nedo! Abbracciami, Non ci vedremo mai più! E così è andata”.Ma non basta ricordare, onorare e piangere le vittime dell’odio nazista: si deve infondere il rispetto per la diversità prima che si radichi l’intolleranza. Alla memoria, che lo scorrere del tempo potrebbe affievolire ma non cancellare, si deve associare la conoscenza storica per evitare che l’umanità del Terzo millennio possa conoscere ancora orrori simili a quelli avvenuti nei campi di sterminio nazisti. Allora noi giovani dobbiamo riflettere su ciò che è successo in passato perché si capisce benissimo che cosa sia successo, ma non il perché. Anche oggi in certi frangenti, in certi ambienti, l’irrazionalità ancora trionfa. Se andiamo a leggere i libri di storia di certi Paesi, dove ancora ci
sono regimi antidemocratici, possiamo notare, purtroppo, che la storia è sempre quella. Bisogna cominciare dall’infanzia a divulgare idee di amicizia, di solidarietà verso l’altro”. Ci sono state persone che hanno detto ‘no’ alla violenza, all’intolleranza e al terrore di quegli anni salvando la vita di molti che erano perseguitati. Tra queste c’è anche mons. BENIAMINO SCHIVO, che porta il titolo di “Giusto tra le genti”, che l'anno scorso ha ricevuto al Quirinale la medaglia d’oro al merito civile durante la cerimonia di celebrazione del “Giorno della Memoria”, ma c’è ne sono tanti altri “Giusti”, come GIORGIO PERLASCA e tanti altri ancora che hanno messo a rischio la propria vita per salvare tantissime vite umane innocenti.
Prendiamo esempio da queste persone “Giuste” per evitare che nella storia possa ripetersi un errore simile anche in forma più lieve, perché c'è un altro olocausto che rischia sempre ogni giorno di essere perpetuato. Un olocausto che diventa "cultura", anche questo olocausto "silenzioso" chiede di essere smascherato.
Come il 27 gennaio di molti anni fa, ad Auschwitz, l'esercito Russo ha "scoperto" l'abominio dell'orrore nazista, oggi occorre scoprire e smascherare i tanti orrori, alcuni già manifesti, altri "sotterranei" alla nostra società contemporanea. C'è un problema di memoria: verissimo. Un problema però che non coinvolge solo il lontano ricordo di quegli eventi storici, ma anche la nostra memoria "attuale", quella memoria realizzata nel nostro presente che può diventare, ancora oggi, fonte di male e di morte. Il bullismo nelle scuole, le ronde di cittadini che si fanno giustizia da soli, i discorsi e gli atteggiamenti razzisti, l'opinione in base alla quale non vi può essere altra idea con cui confrontarci, oltre la nostra....sono tutti momenti di questa "cultura", tanto comune da rischiare di essere una specie di "fiume carsico", sotterraneo e pronto a uscire dalla terra, portando con sè tutto il suo strascico di male. In questo Giorno della Memoria, allora, noi giovani democratici, non possiamo non ricordare il passato con la massima fedeltà ad esso possibile: e la fedeltà alla memoria è l'imperativo di imparare da essa a non ripetere gli errori del passato; che poi si trasforma, quotidianamente, nell'attenzione a non crearci e cullarci in una cultura oggi sotterranea, e domani capace - un domani che spero non debba mai venire - di portarci ad un nuovo olocausto.
Ragusa, lì, 27 Gennaio 2009
LaResponsabile dei Giovani Pd
Valentina Spata
Valentina Spata
PROGETTO RAGUSA-CATANIA...RIMASTO NELL'ARIA
Itinerario Ragusa-Catania
L'intervento relativo all'adeguamento della S.S. 514 "Di Chiaromonte" e della S.S. 194 "Ragusana" è inserito nella Delibera CIPE n. 121/2001 relativa al 1° programma delle infrastrutture strategiche, emanata in attuazione della Legge 443/2001 (Legge Obiettivo) e risulta confermato dal documento "Infrastrutture Prioritarie" redatto dal Ministero delle Infrastrutture.
Cartografia della Ragusa-Catania
Nel Marzo del 2004, con delibera del Consiglio di Amministrazione, l'Anas ha approvato il progetto preliminare e lo studio di impatto ambientale.
In data 21/09/05 il Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio - Commissione Speciale VIA, ha espresso parere favorevole con prescrizioni e raccomandazioni sul progetto preliminare.
Il CIPE con delibera n. 79/06 del 29/03/06 ha approvato con prescrizioni e raccomandazioni il progetto preliminare presentato da ANAS.
In data 20/12/06 il Consiglio di Amministrazione dell'ANAS ha approvato l'inserimento dell'intervento in oggetto nel documento programmatico aziendale "Master Plan".
Il 28/12/06 è stato siglato l'Accordo di Programma Quadro tra la Regione Sicilia, MIT e ANAS, in cui è previsto che si possa valutare congiuntamente la fattibilità del nuovo intervento mediante cofinanziamento da parte di soggetto privato e conseguente tariffazione dell'intervento.
E' attualmente in corso la gara del project financing per l'individuazione del promotore.
Caratteristiche dell'intervento
L'intervento, di lunghezza complessiva pari a circa 68 km, intende adeguare l'itinerario tra Catania e Ragusa al fine di potenziare il sistema viario nell'area sud orientale della Sicilia.
Il progetto redatto da ANAS concerne la riqualificazione ed il potenziamento dell'infrastruttura dallo svincolo della S.S. 514 "di Chiaramonte" con la S.S. 115 allo svincolo della S.S. 194 "Ragusana" con la S.S. 114, con la duplice finalità di ridurre drasticamente i tempi medi di trasporto passeggeri e merci ed implementare il servizio reso all'utenza in termini di riduzione del tasso d'incidentalità.
Inoltre si deve sottolineare che la realizzazione di tale sistema viario potrebbe valorizzare e sviluppare le potenzialità economiche delle aree commerciali ed industriali delle province di Ragusa e di Catania.
Il tracciato ipotizzato nel progetto preliminare prevede per un'ampia parte dello sviluppo un intervento fuori sede.
Si tratta di una infrastruttura con piattaforma di "tipo B", secondo quanto previsto dal D.M. 05/11/01, e quindi costituita da due corsie per senso di marcia, della larghezza di 3,75 m più emergenza di 1,75 m, per una larghezza complessiva pari a 23,50 m.
Nel progetto sono previsti 12 svincoli oltre quello con la Catania Siracusa ed il tracciato risulta così articolato:
rilevato circa il 52%;
trincea circa il 27%;
opere in viadotto circa il 10 %;
opere in sotterraneo 11%.
Per quanto concerne le opere in sotterraneo sono previste 38 gallerie con tipologia a doppio foro con sezione policentrica, realizzate con tecniche di scavo tradizionali in funzione del tipo di formazione attraversata.
Per le opere d'arte sono previsti viadotti a travata continua, progettati con rapporti luce e altezza pari 3 in modo tale da determinare opere d'arte con un numero ridotto di campate.
Il quadro economico di progetto prevede un importo complessivo presunto di 1.268.583.843,00 Euro IVA inclusa.
L'intervento relativo all'adeguamento della S.S. 514 "Di Chiaromonte" e della S.S. 194 "Ragusana" è inserito nella Delibera CIPE n. 121/2001 relativa al 1° programma delle infrastrutture strategiche, emanata in attuazione della Legge 443/2001 (Legge Obiettivo) e risulta confermato dal documento "Infrastrutture Prioritarie" redatto dal Ministero delle Infrastrutture.
Cartografia della Ragusa-Catania
Nel Marzo del 2004, con delibera del Consiglio di Amministrazione, l'Anas ha approvato il progetto preliminare e lo studio di impatto ambientale.
In data 21/09/05 il Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio - Commissione Speciale VIA, ha espresso parere favorevole con prescrizioni e raccomandazioni sul progetto preliminare.
Il CIPE con delibera n. 79/06 del 29/03/06 ha approvato con prescrizioni e raccomandazioni il progetto preliminare presentato da ANAS.
In data 20/12/06 il Consiglio di Amministrazione dell'ANAS ha approvato l'inserimento dell'intervento in oggetto nel documento programmatico aziendale "Master Plan".
Il 28/12/06 è stato siglato l'Accordo di Programma Quadro tra la Regione Sicilia, MIT e ANAS, in cui è previsto che si possa valutare congiuntamente la fattibilità del nuovo intervento mediante cofinanziamento da parte di soggetto privato e conseguente tariffazione dell'intervento.
E' attualmente in corso la gara del project financing per l'individuazione del promotore.
Caratteristiche dell'intervento
L'intervento, di lunghezza complessiva pari a circa 68 km, intende adeguare l'itinerario tra Catania e Ragusa al fine di potenziare il sistema viario nell'area sud orientale della Sicilia.
Il progetto redatto da ANAS concerne la riqualificazione ed il potenziamento dell'infrastruttura dallo svincolo della S.S. 514 "di Chiaramonte" con la S.S. 115 allo svincolo della S.S. 194 "Ragusana" con la S.S. 114, con la duplice finalità di ridurre drasticamente i tempi medi di trasporto passeggeri e merci ed implementare il servizio reso all'utenza in termini di riduzione del tasso d'incidentalità.
Inoltre si deve sottolineare che la realizzazione di tale sistema viario potrebbe valorizzare e sviluppare le potenzialità economiche delle aree commerciali ed industriali delle province di Ragusa e di Catania.
Il tracciato ipotizzato nel progetto preliminare prevede per un'ampia parte dello sviluppo un intervento fuori sede.
Si tratta di una infrastruttura con piattaforma di "tipo B", secondo quanto previsto dal D.M. 05/11/01, e quindi costituita da due corsie per senso di marcia, della larghezza di 3,75 m più emergenza di 1,75 m, per una larghezza complessiva pari a 23,50 m.
Nel progetto sono previsti 12 svincoli oltre quello con la Catania Siracusa ed il tracciato risulta così articolato:
rilevato circa il 52%;
trincea circa il 27%;
opere in viadotto circa il 10 %;
opere in sotterraneo 11%.
Per quanto concerne le opere in sotterraneo sono previste 38 gallerie con tipologia a doppio foro con sezione policentrica, realizzate con tecniche di scavo tradizionali in funzione del tipo di formazione attraversata.
Per le opere d'arte sono previsti viadotti a travata continua, progettati con rapporti luce e altezza pari 3 in modo tale da determinare opere d'arte con un numero ridotto di campate.
Il quadro economico di progetto prevede un importo complessivo presunto di 1.268.583.843,00 Euro IVA inclusa.
mercoledì 21 gennaio 2009
LA RIFORMA ELETTRICA: IL GOVERNO BERLUSCONI PENALIZZA LA SICILIA
La Camera ha votato la fiducia al governo sul dl anticrisi con 327 sì e 252 voti contrari. Le astensioni sono state due. Giovedì il voto finale che licenzia il provvedimento per il Senato.Un sopruso inaccettabile. E' passato alla Camera la proposta della Lega nel decreto anti-crisi di ridefinire i costi dell'eletticità in Italia secondo tre macroaree, a tutto discapito della Sicilia, che per motivi geografici produce energia tramite impianti al metano, più costosi dell'energia idroelettrica o nuclerae, di cui è possibile usufruire a nord. Tale decreto mette in ginocchio l'economia siciliana, facendo pagare ai suoi abitanti l'energia elettrica il 25% in più che nelle altre regioni italiane. "E' assurdo che un governo che deve buona parte del suo successo ai voti raccolti in Sicilia approvi adesso un decreto che ne distrugge l'economia totalmente, in un periodo di crisi così forte come quello degli ultimi anni".I Giovani Democratici di Ragusa esprimono con queste parole la massima indignazione per la subdola manovra e pensano che è vergognoso come i senatori siciliani, che ci rappresentano al parlamento, hanno dimostrato la loro incapacità di ascoltare i problemi del Paese dando la fiducia al decreto. Per non parlare dei senatori dell’MPA che vigliaccamente hanno dato fiducia al governo ma si sono alzati e sono usciti dall’aula poiché non erano d’accordo alle misure previste per la questione energetica, invece di rimanere e contrastarlo con tutte le loro forze. Sono questi i personaggi che ci rappresentano? Sono questi i parlamentari che abbiamo votato per far si che le cause siciliane vengano risolte? E lombardo, il nostro caro presidente della Regione cosa sta facendo? Bè stanno scrivendo una lettera a Berlusconi,,,capite…. Invece di andare a Roma a prendere posizioni dure ed invece di votare la fiducia al decreto..noi in Sicilia scriviamo lettere!!!! Assurdo…Noi Giovani del PD daremo dura battaglia a questa politica incauta e irrispettosa dei principi di uguaglianza che in una democrazia dovrebbero essere alla base di tutto. Il Nord ed il Centro continuano ad essere agevolati e noi, si proprio noi i Siciliani che hanno dato la maggioranza a Berlusconi, veniamo per l’ennesima volta penalizzati. Ma poi Berlusconi dice che nel decreto anticrisi ha agevolato le famiglie, gli anziani, i giovani e addirittura ha abbassato le tariffe energetiche, bravo!!!!! Ma Berlusconi ha detto che con questo decreto in campo energetico massacrerà l’economia siciliana? No Berlusconi dice solo le cose che gli conviene dire!!! Berlusconi pur di non far cadere il governo accontenta sempre la lega..che primo o poi ci escluderà veramente dal resto dell'Italia!!!!!!! Ma adesso basta, tutti dobbiamo essere a conoscenza di ciò che accade nel nostro paese. Ormai anche i giornali scrivono ciò che vogliono scrivere, sapete di questa notizia nessuno ne parla. Siamo ancora più indignati . I siciliani non possono tollerare quest'ulteriore attentato alla loro economia. E' una vergogna".I Giovani del Pd Ragusa
sabato 10 gennaio 2009
COMUNICATO STAMPA: LOTTA ALLA MAFIA SOLIDARIETA' ALL'ASSESSORE AVOLA DI VITTORIA
I giovani del Partito Democratico di Ragusa, esprimono la loro solidarietà all’Assessore Avola del Pd di Vittoria e a tutta la città per l’attentato incendiario, fortunatamente avvenuto solamente verso le autovetture dell’Assessore in questione. Questo grave atto vandalico e intimidatorio a danno dell’Assessore ma anche di tutta la comunità è sicuramente un atto organizzato da gente senza scrupoli del clan malavitoso, convinta di poter fare ciò che vuole, quando vuole, dimenticando valori importanti come quello del dovere e del rispetto verso le istituzioni e del rispetto verso quante persone che, come l’Assessore Avola e il Sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia, si sono impegnati e si impegnano ogni giorno senza badare ne a tempo ne a sacrifici per l’interesse di tutti. Questi atti vandalici,conseguenza e immagine di una società in DEGRADO, ci fanno rendere conto quanto sia importante e URGENTE trovare una strada d'uscita che sia in grado di contrastare la prepotente e arrogante mano del potere e la radice malavitosa.Per cui diventa necessario rilanciare nel territorio e nelle scuole percorsi alternativi ,attraverso una cultura basata sulla condivisione dei valori della Pace e della Legalità .Ci rendiamo conto, dunque, quanto sia importante anche la sensibilizzazione,l'ATTENZIONE ,l'apertura e la formazione di quanti, Educatori,Genitori ,Insegnanti,Catechisti, Dirigenti di Comunità etc., si accingono a loro volta alla formazione dell' individuo sin dall' età infantile .Ma teniamo anche conto del fatto che, evidentemente, l’Amministrazione comunale di Vittoria ha lavorato bene dando fastidio a chi pensava di avere tutto quanto il potere e di continuare senza essere minimamente disturbato. Invece il Sindaco di Vittoria attraverso un’efficace lotta alla mafia ed un percorso mirato alla legalità ha dimostrato che, per contrastare ogni radice velenosa del male, bisogna perseguire la strada del BENE, purtroppo anche andando incontro a questi gravi e spiacevoli episodi.Pertanto, i Giovani Democratici di Ragusa, sottolinea la Responsabile Valentina Spata, non rimangono in silenzio ed esprimono la loro vicinanza e solidarietà all’Assessore Avola e a tutta l’amministrazione Vittoriese, nella speranza che non si ripeta più un episodio simile e perchè ciò sia segno e gesto di sentita partecipazione a sostegno degli amici appena citati , inoltre informa che i Giovani democratici di Ragusasaranno presenti ad eventuali iniziative, momenti di raccoglimento in programma nei prossimi giorni, settimane e sempre affinchè si continui a lottare contro la criminalità organizzata.
La Referente dei Giovani del PD di Ragusa
Valentina Spata
La Referente dei Giovani del PD di Ragusa
Valentina Spata
mercoledì 7 gennaio 2009
I GIOVANI DEMOCRATICI ANNUNCIANO IL BLOCCO DELLA SS 514 PER IL 1 FEBBRAIO 2009!!!!!!!!! PARTECIPA ANCHE TU!!!!!!
Visto che ancora oggi moltissimi cittadini lottando tra la vita e la morte a causa di brutti incidenti dovuti allo stato inadeguato della SS.514,Visto che Governo Nazionale ha ridotto i fondi per le infrastrutture del Sud,Considerato che la SS 514 è un'importanti arteria di collegamento tra la provincia di Ragusa, agli ultimi posti per infrastrutture in Italia, e le altre province siciliane;Considerato che la suddetta SS. versa in uno stato di manutenzione obsoleto e inadeguato;Il Movimento Giovanile del Partito Democratico della provincia di Ragusa chiede alle SS.LL. l'autorizzazione al blocco temporaneo della SS 514, all'altezza del bivio per Chiaramonte Gulfi, per consentire una manifestazione di protesta simbolica e pacifica, da effettuarsi il giorno 18 Gennaio 2009 dalle ore 10.00 alle ore 12.00, affinchè il Governo Nazionale, il Governo Regionale e tutte le istituzione e gli Enti interessati intervengano prontamente con misure urgenti e concrete per la messa in sicurezza del tratto stradale.Certi di una Vostra pronta risposta, rinnovando la disponibilità a trovare di concerto soluzioni logistiche ottimali, cogliamo l'occasione per porgerVi i nostri più cordiali saluti.PARTECIPATE ED INVITATE A PARTECIPARE!!!!!! FINALMENTE CI FACCIAMO SENTIRE.......APPUNTAMENTO PRESSO LA STAZIONE DI SERVIZIO DI COFFA.
domenica 4 gennaio 2009
ABBIAMO RACCOLTO 1500 FIRME: AIUTACI ANCHE TU... FIRMA LA PETIZIONE PER LA MESSA IN SICUREZZA DELLA STRADA RAGUSA CATANIA!!!
GIOVANI PD RAGUSANON DIMENTICARE LE VITTIME DELLA STRADA RAGUSA – CATANIA
OGGETTO: PETIZIONE POPOLARE “La SS 154 è una strada pericolosa. Si metta in sicurezza da subito”
Per non dimenticare Leandro, Peppe, Fabio e Gabriele. Per non dimenticare tutte quelle persone che hanno lasciato la loro vita nella strada della morte "Catania Ragusa".Per non dimenticare tutte quelle persone che come Filippo Paternò stanno ancora oggi lottando tra la vita e la morte a causa di brutti incidenti dovuti allo stato pietoso di una strada che oggi viene chiamata la strada della morte.
Il Governo Nazionale, ha ridotto i fondi per le infrastrutture del Sud e quindi non ci sono abbastanza contributi per il rifacimento della strada in questione, nonostante si assiste ad un aumento continuo di incidenti mortali.
La strada 154 (Ragusa – Catania) che collega la Provincia di Ragusa al resto d’Italia è diventata troppo pericolosa ed è in stato disastroso. Ricordiamo a tutti che stiamo parlando di una strada percorsa da migliaia di persone al giorno. Questa è l’unica strada che permette alla Provincia di Ragusa di avere collegamenti con la Sicilia Occidentale. E’ una strada che volente o dolente dobbiamo percorrere e per questo è doveroso che debba essere messa in sicurezza immediatamente.
Nella carreggiata sono presenti pericolosi dislivelli e dorsi che non rendono abbastanza visibile la strada. La strada, inoltre è totalmente al buio poiché il sistema di illuminazione è inesistente, anzi ancora non è neanche previsto. E’ inesistente anche una efficace rete segnaletica. Le linee continue o tratteggiate sono invisibili; le buche sono veramente tante!! Ma di fronte a tutto ciò sorge spontaneo un interrogativo: Quante altre vittime devono esserci per trovare una soluzione e per far si che questa maledetta strada venga rifatta?
Non è possibile che ogni volta dopo un incidente mortale si piangono le vittime e dopo un po’ tutto viene dimenticato e nulla si fa. Adesso diciamo basta!!!!!!!!
Reputiamo vergognoso che a distanza di mesi nascono rifornimenti di benzina e autogrill quando non c’è neanche un palo della luce che possa rendere visibile la strada di notte.
Riteniamo scandaloso che i comuni limitrofi, giocano con gli autovelox per avere introiti locali. Non si può fare un autovelox a 70 Km/h in una strada che collega una provincia così grande come la nostra al resto dell’Italia; forse una provincia dimenticata ma che non riesce a dimenticare quante vittime ha pianto a causa dell’irresponsabilità di tutti coloro che si sono disinteressati di una questione così importante.
La grande preoccupazione di tutti coloro che quotidianamente, sia di giorno che di notte, sono costretti a percorrere questa terribile, strada, ci spinge a CHIEDERE con urgenza al Governo Nazionale, al Governo Regionale e ai Comuni interessati: L'immediato rifinanziamento dei lavori per la realizzazione della scorrimento veloce:
affinchè almeno i nostri figli percorreranno in sicurezza la distanza che separa Ragusa dal resto del mondo.nelle more:
La realizzazione di interventi di straordinaria manutenzione del tratto esistente:
una nuova carreggiata più larga e con la presenza di uno spartitraffico; eliminazione delle curve dove è possibile.L'immediata esecuzione di lavori di manutenzione ordinaria:
rifacimento del manto stradale, ripristino della segnaletica verticale ed orizzontale, una adeguata ed efficiente Illuminazione nei tratti di intersezione e in quelli più pericolosi:
L'illuminazione non è prevista ma quanto costano quattro lampioni? Valgono forse più di una vita umana?Limiti di velocità ed attraversamento pedonale inesistente. Dopo che viene fatta una strada a scorrimento veloce con una efficace carreggiata si può pensare a moderare la velocità e ai passaggi pedonali ben illuminati che collegano gli incroci con gli altri paesi. Si sottolinea il fatto che se si supera il limite di velocità i soldi delle multe devono andare per la manutenzione della strada in questione e non hai comuni limitrofi.
CHIEDIAMO, inoltre, a tutti i cittadini una mobilitazione affinchè il sangue versato non venga dimenticato.
La percezione di quieto vivere, al di là dei dati statistici, si confronta comunque con la quotidianità vissuta sul territorio. Quotidianità fatta di piccoli e grandi disagi, cui le istituzioni sono chiamate a rispondere soprattutto con la presenza sul campo, aumentando il senso di sicurezza nei cittadini.
OGGETTO: PETIZIONE POPOLARE “La SS 154 è una strada pericolosa. Si metta in sicurezza da subito”
Per non dimenticare Leandro, Peppe, Fabio e Gabriele. Per non dimenticare tutte quelle persone che hanno lasciato la loro vita nella strada della morte "Catania Ragusa".Per non dimenticare tutte quelle persone che come Filippo Paternò stanno ancora oggi lottando tra la vita e la morte a causa di brutti incidenti dovuti allo stato pietoso di una strada che oggi viene chiamata la strada della morte.
Il Governo Nazionale, ha ridotto i fondi per le infrastrutture del Sud e quindi non ci sono abbastanza contributi per il rifacimento della strada in questione, nonostante si assiste ad un aumento continuo di incidenti mortali.
La strada 154 (Ragusa – Catania) che collega la Provincia di Ragusa al resto d’Italia è diventata troppo pericolosa ed è in stato disastroso. Ricordiamo a tutti che stiamo parlando di una strada percorsa da migliaia di persone al giorno. Questa è l’unica strada che permette alla Provincia di Ragusa di avere collegamenti con la Sicilia Occidentale. E’ una strada che volente o dolente dobbiamo percorrere e per questo è doveroso che debba essere messa in sicurezza immediatamente.
Nella carreggiata sono presenti pericolosi dislivelli e dorsi che non rendono abbastanza visibile la strada. La strada, inoltre è totalmente al buio poiché il sistema di illuminazione è inesistente, anzi ancora non è neanche previsto. E’ inesistente anche una efficace rete segnaletica. Le linee continue o tratteggiate sono invisibili; le buche sono veramente tante!! Ma di fronte a tutto ciò sorge spontaneo un interrogativo: Quante altre vittime devono esserci per trovare una soluzione e per far si che questa maledetta strada venga rifatta?
Non è possibile che ogni volta dopo un incidente mortale si piangono le vittime e dopo un po’ tutto viene dimenticato e nulla si fa. Adesso diciamo basta!!!!!!!!
Reputiamo vergognoso che a distanza di mesi nascono rifornimenti di benzina e autogrill quando non c’è neanche un palo della luce che possa rendere visibile la strada di notte.
Riteniamo scandaloso che i comuni limitrofi, giocano con gli autovelox per avere introiti locali. Non si può fare un autovelox a 70 Km/h in una strada che collega una provincia così grande come la nostra al resto dell’Italia; forse una provincia dimenticata ma che non riesce a dimenticare quante vittime ha pianto a causa dell’irresponsabilità di tutti coloro che si sono disinteressati di una questione così importante.
La grande preoccupazione di tutti coloro che quotidianamente, sia di giorno che di notte, sono costretti a percorrere questa terribile, strada, ci spinge a CHIEDERE con urgenza al Governo Nazionale, al Governo Regionale e ai Comuni interessati: L'immediato rifinanziamento dei lavori per la realizzazione della scorrimento veloce:
affinchè almeno i nostri figli percorreranno in sicurezza la distanza che separa Ragusa dal resto del mondo.nelle more:
La realizzazione di interventi di straordinaria manutenzione del tratto esistente:
una nuova carreggiata più larga e con la presenza di uno spartitraffico; eliminazione delle curve dove è possibile.L'immediata esecuzione di lavori di manutenzione ordinaria:
rifacimento del manto stradale, ripristino della segnaletica verticale ed orizzontale, una adeguata ed efficiente Illuminazione nei tratti di intersezione e in quelli più pericolosi:
L'illuminazione non è prevista ma quanto costano quattro lampioni? Valgono forse più di una vita umana?Limiti di velocità ed attraversamento pedonale inesistente. Dopo che viene fatta una strada a scorrimento veloce con una efficace carreggiata si può pensare a moderare la velocità e ai passaggi pedonali ben illuminati che collegano gli incroci con gli altri paesi. Si sottolinea il fatto che se si supera il limite di velocità i soldi delle multe devono andare per la manutenzione della strada in questione e non hai comuni limitrofi.
CHIEDIAMO, inoltre, a tutti i cittadini una mobilitazione affinchè il sangue versato non venga dimenticato.
La percezione di quieto vivere, al di là dei dati statistici, si confronta comunque con la quotidianità vissuta sul territorio. Quotidianità fatta di piccoli e grandi disagi, cui le istituzioni sono chiamate a rispondere soprattutto con la presenza sul campo, aumentando il senso di sicurezza nei cittadini.
Valentina Spata
sabato 3 gennaio 2009
GAZA, 430 MORTI IN UNA SETTIMANA. PALESTINESI ALLA FAME. BASTA CON I RAZZI APPELLO ALLA TREGUA....

Nessuna tregua, nessuna possibilità di arrivare ad un accordo per porre fine alle ostilità. Nella Striscia di Gaza è ancora l'inferno. I raid israeliani non si placano, i razzi palestinesi, trecento quelli lanciati la notte tra il primo e il due gennaio, nemmeno. Mentre le vittime dell'operazione 'Piombo fuso' continuano ad aumentare: 420 i morti, 2.180 i feriti. Cifre in continuo aggiornamento e a cui si sono aggiunti tre fratellini palestinesi, tra sette e dieci anni, uccisi mentre giocavano in strada durante un raid vicino a Khan Yunis.Dopo il fallimento della proposta francese di raggiungere ad una tregua, la situazione è ulteriormente peggiorata dopo l'uccisione di uno dei leader di Hamas, Nizar Rayan, da parte dell'ennesimo raid israiliano sulla Striscia. Il 51enne Rayan era considerato nei primi cinque posti della "gerarchia decisionale" di Hamas. Professore di diritto islamico, era conosciuto per i suoi stretti legami con l'ala militare dell'organizzazione ed era molto rispettato a Gaza per la sua costante partecipazione attiva negli scontri con le forze israeliane. Ora, Hamas, ha promesso di vendicarlo con tutti i mezzi. "Non riposeremo finché non distruggeremo l'entità sionista", ha dichiarato un leader di Hamas, Fathi Hammad, citato dalla Bbc. In attesa che domenica inizi la missione Ue in Medio Oriente per cercare una soluzione che fermi la carneficina, il Consiglio d'Europa, per bocca del Segretario Generale Terry Davis, ha severamente criticato la risposta, definita “eccessiva”, di Israele agli attacchi palestinesi. "Nessuno – ha detto Davis - si preoccupa della popolazione civile ancora una volta vittima della violenza in Medio Oriente. Sono scioccato per questa mancanza di sensibilità e umanità". "Certo - ha aggiunto - condanno la decisione di Hamas di infrangere la tregua, perchè è stato questo atteggiamento inconsulto a scatenare tanta violenza. Israele ha il diritto di proteggersi dai missili dei militanti palestinesi, ma dovrebbe farlo in conformità con le norme di diritto internazionale, sia per quanto riguarda gli aiuti umanitari sia per la tutela dei diritti umani. Ecco perchè condanno pure l'uso eccessivo della forza da parte di Israele e l'avere interferito nell'arrivo degli aiuti umanitari alla popolazione palestinese bombardata". Mentre la diplomazia internazionale è impegnata a trovare una nuova proposta per raggiungere l'accordo sulla tregua, in prima linea Europa e Stati Uniti, l'Egitto ha chiesto a Israele di rinunciare ad una operazione di terra a Gaza. Ad annunciarlo è stato il ministero degli Esteri egiziano in un comunicato spiegando che il capo della diplomazia, Ahmed Abul Gheit, ha fatto pervenire una lettera in tal senso al suo omologo israeliano, Tzipi Livni, attraverso l'ambasciatore egiziano a Tel Aviv. L'Egitto ha chiesto che "Israele si astenga da operazioni terrestri nella Striscia di Gaza" e che ponga fine immediatamente a tutte le sue operazioni militari a Gaza, afferma il comunicato. Il portavoce del ministero, Hossam Zaki, precisa nello stesso comunicato che l'Egitto ha preso contatti con Hamas per esporre le sue idee in vista di una soluzione alla crisi anche se la possibilità che a questo giro arrivi una risposta positivà rimane ancora flebile e lontana.
"Stiamo vivendo nell'orrore, noi e i nostri figli. La situazione non è solo brutta, è tragica", ha detto Abu Fares, di Gaza, davanti alla sua abitazione, vicino ai resti di un edificio bombardato e distrutto nella notte.
La comunità internazionale risponde all'attacco israeliano a Gaza, dove sono morte oltre 400 persone. L'alto rappresentante per la Politica estera dell'Unione Europea, Javier Solana, ha invocato un "cessate il fuoco immediato" nella Striscia. "Siamo preoccupati per la situazione a Gaza", ha detto uno dei suoi portavoce. "Chiediamo un cessate il fuoco immediato e chiediamo a tutti di mostrare la più grande moderazione. Bisogna fare il possibile per rinnovare la tregua". Un appello in tal senso anche dal presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, che ha chiesto la "cessazione immediata" delle violenze in Israele e a Gaza, "dei lanci di missili su Israele, così come dei bombardamenti israeliani su Gaza". Sarkozy ha espresso la sua "più viva preoccupazione per l'escalation della violenza" nell'area. Il presidente francese - è detto nel comunicato dell'Eliseo - "condanna le provocazioni irresponsabili che hanno portato a questa situazione così come l' uso sproporzionato della forza". Sarkozy "deplora le importanti perdite civili ed esprime le sue condoglianze alle vittime innocenti e alle loro famiglie" e "ricorda che non esiste una soluzione militare a Gaza e chiede l'instaurazione di una tregua durevole". Dal Regno Unito arriva "profonda inquietudine" per i raid. Londra chiede al governo dello Stato ebraico "il massimo della moderazione" e l'interruzione "immediata" dei lanci di razzi su Israele da Gaza. Anche la Russia, attraverso una nota del ministero degli Esteri, ha chiesto a Israele di fermare "la massiccia offensiva" contro Gaza, e ad Hamas di fermare i lanci di razzi contro le comunità israeliane nel Negev.Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha duramente condannato il lancio di razzi contro Israele e ha chiesto un immediato cessate-il-fuoco tra lo Stato ebraico e la Striscia di Gaza. Secondo Rice, la responsabilità della sospensione della tregua è tutta da imputarsi ad Hamas. In precedenza, un comunicato della Casa Bianca aveva chiesto a Israele di evitare vittime tra i civili, senza chiedere l'interruzione dei bombardamenti aerei, invitando Hamas a interrompere il lancio di Qassam. "I ripetuti lanci di razzi da parte di Hamas contro Israele devono cessare perché la violenza finisca. Hamas deve porre fine alle sue attività terroristiche se vuole giocare un ruolo nel futuro del popolo palestinese", aveva detto il portavoce Gordon Johndroe. "Gli Stati Uniti inoltre chiedono ad Israele di evitare vittime tra i civili mentre colpisce Hamas a Gaza". Per l'Italia, l'invito di Silvio Berlusconi ad ambo le parti affinché cessino le ostilità. Come chiede dalla mattina di sabato Piero Fassino, ministro degli esteri del Governo Ombra bisogna far tacere subito le armi: “La comunità internazionale agisca immediatamente per ottenere la sospensione dei bombardamenti israeliani su Gaza e la cessazione dei lanci di razzi di Hamas sui villaggi israeliani. Tutto deve essere fatto in queste ore per far tacere le armi, evitando che un nuovo incendio bruci il Medio Oriente. Non sono le armi - ha aggiunto Fassino - che daranno la pace al Medio Oriente, al contrario ogni razzo palestinese sparato sui villaggi israeliani, ogni raid israeliano contro la popolazione palestinese non fa che scavare un solco sempre più profondo di odio, di incomunicabilità e di negazione reciproca”.Fassino ribadisce il suo appello in un'intervista a Il Messaggero. "la soluzione non può essere militare. - afferma l'esponente PD - Anche gli israeliani che subiscono attacchi gravi e intollerabili nei villaggi del Sud sbaglierebbero a sottovalutare oggi la simpatia verso Hamas che la loro reazione sta provocando nei Territori, gli spazi di propaganda lasciati ad Hezbollah e al governo iraniano, i fermenti in tutto il mondo arabo"."Al Fatha - è l'analisi del ministro degli esteri del governo ombra del Pd - ha fatto grandi passi nel dialogo con Israele.Hamas invece non è disposto a riconoscere il diritto all'esistenza dello stato di Israele. Ma senza questo riconoscimento chiaro ed esplicito non è possibile la pace. Oggi Hamas - chiarisce Fassino - è un ostacolo alla pace. Se vuole essere interlocutore e parte di un accordo è necessario che riconosca il diritto di Israele ad esistere e l'autorità di Abu Mazen come presidente rappresentativo di tutti i palestinesi" E se "l'obiettivo delle diplomazie oggi non può essere che quello di costruire nel più breve tempo possibile le condizioni della tregua" l'auspicio di Fassino è che " quando si insedierà Obama riesca ad esprimere una spinta forte verso la soluzione politica del conflitto mediorentale. La precedente amministrazione - conclude - ha fatto meno di quanto ci si poteva aspettare".Fassino, insomma, ritorna sulle parole già pronunciate sabato, al momento dell'inizio della nuova crisi in Israele, quando, consapevole che le buone intenzioni non bastano, aveva chiamato in causa “una responsabilità della comunità internazionale che non può limitarsi a evocare la pace, ma deve promuovere subito iniziative concrete per far intraprendere alle parti l’unica strada che può portare alla pace: un negoziato che riconosca due diritti e li salvaguardi entrambi.”Veltroni: la soluzione 2 popoli in 2 stati. "In questi momenti drammatici in cui tutte le prospettive di pace sembrano ogni ora più lontane è assolutamente indispensabile che, oggi più che mai, la comunità internazionale prenda sulle proprie spalle la responsabilità di non limitarsi ad appelli generici ma di attivarsi immediatamente con iniziative decise e tangibili che possano far sospendere la violenza e rimettere in cammino la strada del dialogo". Lo afferma il segretario del Pd Walter Veltroni. "Al tempo stesso sarebbe bene che la parti in causa facessero da subito uno sforzo per ristabilire una tregua nel più breve tempo possibile ed evitare così ulteriori, inaccettabili stragi di innocenti. L'uso della forza non potrà mai dare la pace al Medio Oriente. Tutti coloro che in buona fede aspirano alla pace hanno il dovere di tenere sempre a mente che la sola e unica soluzione perseguibile è quella di due popoli e due Stati in condizioni di sicurezza e riconoscimento reciproci. Un negoziato che riconosca i diritti di israeliani e palestinesi e li salvaguardi entrambi è la sola alternativa ad altre morti, altro dolore ed altro odio", conclude.Anche Franco Frattini, ministro degli esteri, chiede come primo passo il cessate il fuoco mentre stamani il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha lanciato un appello alla fine di tutte le attività militari nella striscia di Gaza. Si tratta, secondo la prassi del massimo organo dell'Onu spesso seguita in simili casi, di una dichiarazione del presidente del Consiglio stesso, il rappresentante croato Neven Jurica. Ma la richiesta non ha valore vincolante.Intanto gli integralisti che impediscono anche il trasporto dei feriti come denuncia l’Egitto: “Abbiamo aperto il valico di Rafah e aspettiamo che i feriti di Gaza lo attraversino, ma questo non è permesso loro”. Lo ha affermato il ministro degli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, nella conferenza stampa congiunta con il presidente palestinese, Abu Mazen. Alla domanda di un giornalista di chi impedisca il trasferimento dei feriti in Egitto, Abul Gheit ha risposto: “Chiedetelo a chi ha il controllo del territorio a Gaza”, con evidente riferimento al movimento integralista di Hamas, che ha assunto il potere nella Striscia dal luglio 2007.La guerra aperta sembra sempre più vicina tanto che il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak ammette l’ipotesi di un’operazione militare terrestre contro Hamas nella Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato un portavoce del suo dicastero. “Siamo pronti a tutte le eventualità. Se necessario impiegheremo le truppe per difendere i nostri cittadini”. E’ vero, carri armati israeliani sono schierati al confine meridionale del paese con la Striscia di Gaza. Lo testimoniano le immagini mandate in onda alle 11 ora italiana dalla televisione israeliana.atteso", l'attacco israeliano, "impressiona per le sue proporzioni e per il numero delle vittime", ha affermato Lombardi ai microfoni di Radio Vaticana, di cui è direttore generale. Arriva anche l'appello del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. "Gravemente allarmato per le violenze e il sangue sparso a Gaza e per il proseguimento delle violenze nel sud di Israele", Ban ha chiesto la fine "immediata" di tutte le violenze. "Pur riconoscendo le preoccupazioni di Israele per il proseguire degli attacchi con missili da Gaza", il capo dell'Onu ha ribadito "l'obbligo di Israele al rispetto della legge umanitaria internazionale e dei diritti umani" e ha condannato "l'eccessivo uso della forza che ha portato all'uccisione e al ferimento di civili". Ban ha d'altra parte condannato "gli attacchi da parte dei militanti palestinesi" e si è detto "profondamente turbato che i ripetuti appelli a Hamas per farli cessare siano andati inascoltati". Ban ha ribadito i precedenti appelli perché le scorte umanitarie siano fatte entrare a Gaza e ha preso immediato contatto con i leader internazionali e della regione inclusi i leader del Quartetto in uno sforzo di por fine rapidamente alla violenza.
L'appelo arriva anche dal Papa: "Imploro la fine di quella violenza, che è da condannare in ogni sua manifestazione e il ripristino della tregua nella striscia di Gaza; chiedo un sussulto di umanità e di saggezza in tutti quelli che hanno responsabilità nella situazione, domando alla comunità internazionale di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi alla logica perversa dello scontro e della violenza". E' l'appello di Benedetto XVI dopo l'Angelus, di fronte alla nuova escalation di violenza in Terra Santa.
Ma questa assurda guerra colpisce ancora una volta i bambini che forse non sanno neanche cosa sia. DIVENTARE falegname, aiuto farmacista, tecnico dell'elettricità. Avevano sogni forse piccoli ma reali, gli otto ragazzi che sono morti sabato durante uno dei primi raid israeliani su Gaza. Come migliaia di coetanei erano a scuola, un istituto professionale gestito dalle Nazioni Unite, quando sono cadute le prime bombe. Terrorizzati, sono fuggiti dall'edificio, solo per essere colpiti nel cortile, che dista 200 metri dall'edificio dove ha sede il governo di Hamas, obiettivo dell'attacco. Altri venti loro compagni sono stati feriti: alcuni sono in gravi condizioni. La storia dei ragazzi del Gaza Training Center è diventata uno dei simboli della tragedia che si vive nella Striscia. "Avevano tutti 17 o 18 anni - racconta Sami Mshasha, funzionario dell'Unrwa, l'agenzia Onu che si occupa dei palestinesi e che gestisce l'istituto - erano lì per imparare un mestiere, per non restare in strada. La fine che hanno fatto è orribile". Quando la bomba ha colpito la scuola molti studenti sono riusciti a ripararsi: per quelli più vicini al palazzo del governo però non c'è stato scampo: "Le nostre guardie hanno cercato di tirarli fuori, ma era impossibile - prosegue il funzionario - è stato difficile anche far arrivare le ambulanze in quel caos. C'erano genitori che urlavano, altri che arrivavano di corsa a cercare i loro ragazzi, bambini che piangevano e urlavano...
E' QUESTO CIO' CHE ANCORA OGGI VOGLIAMO VEDERE? NO NOI NON CI STIAMO!!!!!! NOI GIOVANI DEL PD FACCIAMO UN'APPELLO ALLE DIPLOMAZIE INTERNAZIONALI E ALLE AUTORITA' COMPETENTI AFFINCHE' SI TROVI UNA SOLUZIONE CONCRETA CHE METTA FINE AD UN ORRORE COSI' OSCENO E TERRIFICANTE CHE PURTROPPO HA COINVOLTO GENTE INNOCENTE COME BAMBINI CHE AL MATTINO SI VEGLIANO CON LA VOGLIA DI ANDARE A SCUOLA PER IMPARARE E PER AVERE UN FUTURO MIGLIORE... NON PER MORIRE PRIMA ANCORA DI AVER PROVATO AD ESAUDIRE I LORO SOGNI!!!!!!
RIFLETTIAMO!!!! Ma di fronte a una strage così, o di fronte alla morte dei compagni di banco con che spirito potranno tornare questi bambini a scuola?".
L'Unrwa gestisce il principale sistema educativo di Gaza: 200mila studenti, 9000 insegnanti e 240 edifici scolastici su cui si basa di fatto l'accesso all'istruzione di un'intera generazione di bambini e ragazzi palestinesi. "Tutto questo era stato creato per dare una possibilità a questi bambini anche perché non hanno altro" e adesso tutto viene distrutto... Noi non dobbiamo permettere che ciò che viene costruito per migliorare la vita di queste popolazioni venga distrutto dalla follia dell'uomo. Dobbiamo fermarli!!!!!!!
"Stiamo vivendo nell'orrore, noi e i nostri figli. La situazione non è solo brutta, è tragica", ha detto Abu Fares, di Gaza, davanti alla sua abitazione, vicino ai resti di un edificio bombardato e distrutto nella notte.
La comunità internazionale risponde all'attacco israeliano a Gaza, dove sono morte oltre 400 persone. L'alto rappresentante per la Politica estera dell'Unione Europea, Javier Solana, ha invocato un "cessate il fuoco immediato" nella Striscia. "Siamo preoccupati per la situazione a Gaza", ha detto uno dei suoi portavoce. "Chiediamo un cessate il fuoco immediato e chiediamo a tutti di mostrare la più grande moderazione. Bisogna fare il possibile per rinnovare la tregua". Un appello in tal senso anche dal presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, che ha chiesto la "cessazione immediata" delle violenze in Israele e a Gaza, "dei lanci di missili su Israele, così come dei bombardamenti israeliani su Gaza". Sarkozy ha espresso la sua "più viva preoccupazione per l'escalation della violenza" nell'area. Il presidente francese - è detto nel comunicato dell'Eliseo - "condanna le provocazioni irresponsabili che hanno portato a questa situazione così come l' uso sproporzionato della forza". Sarkozy "deplora le importanti perdite civili ed esprime le sue condoglianze alle vittime innocenti e alle loro famiglie" e "ricorda che non esiste una soluzione militare a Gaza e chiede l'instaurazione di una tregua durevole". Dal Regno Unito arriva "profonda inquietudine" per i raid. Londra chiede al governo dello Stato ebraico "il massimo della moderazione" e l'interruzione "immediata" dei lanci di razzi su Israele da Gaza. Anche la Russia, attraverso una nota del ministero degli Esteri, ha chiesto a Israele di fermare "la massiccia offensiva" contro Gaza, e ad Hamas di fermare i lanci di razzi contro le comunità israeliane nel Negev.Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha duramente condannato il lancio di razzi contro Israele e ha chiesto un immediato cessate-il-fuoco tra lo Stato ebraico e la Striscia di Gaza. Secondo Rice, la responsabilità della sospensione della tregua è tutta da imputarsi ad Hamas. In precedenza, un comunicato della Casa Bianca aveva chiesto a Israele di evitare vittime tra i civili, senza chiedere l'interruzione dei bombardamenti aerei, invitando Hamas a interrompere il lancio di Qassam. "I ripetuti lanci di razzi da parte di Hamas contro Israele devono cessare perché la violenza finisca. Hamas deve porre fine alle sue attività terroristiche se vuole giocare un ruolo nel futuro del popolo palestinese", aveva detto il portavoce Gordon Johndroe. "Gli Stati Uniti inoltre chiedono ad Israele di evitare vittime tra i civili mentre colpisce Hamas a Gaza". Per l'Italia, l'invito di Silvio Berlusconi ad ambo le parti affinché cessino le ostilità. Come chiede dalla mattina di sabato Piero Fassino, ministro degli esteri del Governo Ombra bisogna far tacere subito le armi: “La comunità internazionale agisca immediatamente per ottenere la sospensione dei bombardamenti israeliani su Gaza e la cessazione dei lanci di razzi di Hamas sui villaggi israeliani. Tutto deve essere fatto in queste ore per far tacere le armi, evitando che un nuovo incendio bruci il Medio Oriente. Non sono le armi - ha aggiunto Fassino - che daranno la pace al Medio Oriente, al contrario ogni razzo palestinese sparato sui villaggi israeliani, ogni raid israeliano contro la popolazione palestinese non fa che scavare un solco sempre più profondo di odio, di incomunicabilità e di negazione reciproca”.Fassino ribadisce il suo appello in un'intervista a Il Messaggero. "la soluzione non può essere militare. - afferma l'esponente PD - Anche gli israeliani che subiscono attacchi gravi e intollerabili nei villaggi del Sud sbaglierebbero a sottovalutare oggi la simpatia verso Hamas che la loro reazione sta provocando nei Territori, gli spazi di propaganda lasciati ad Hezbollah e al governo iraniano, i fermenti in tutto il mondo arabo"."Al Fatha - è l'analisi del ministro degli esteri del governo ombra del Pd - ha fatto grandi passi nel dialogo con Israele.Hamas invece non è disposto a riconoscere il diritto all'esistenza dello stato di Israele. Ma senza questo riconoscimento chiaro ed esplicito non è possibile la pace. Oggi Hamas - chiarisce Fassino - è un ostacolo alla pace. Se vuole essere interlocutore e parte di un accordo è necessario che riconosca il diritto di Israele ad esistere e l'autorità di Abu Mazen come presidente rappresentativo di tutti i palestinesi" E se "l'obiettivo delle diplomazie oggi non può essere che quello di costruire nel più breve tempo possibile le condizioni della tregua" l'auspicio di Fassino è che " quando si insedierà Obama riesca ad esprimere una spinta forte verso la soluzione politica del conflitto mediorentale. La precedente amministrazione - conclude - ha fatto meno di quanto ci si poteva aspettare".Fassino, insomma, ritorna sulle parole già pronunciate sabato, al momento dell'inizio della nuova crisi in Israele, quando, consapevole che le buone intenzioni non bastano, aveva chiamato in causa “una responsabilità della comunità internazionale che non può limitarsi a evocare la pace, ma deve promuovere subito iniziative concrete per far intraprendere alle parti l’unica strada che può portare alla pace: un negoziato che riconosca due diritti e li salvaguardi entrambi.”Veltroni: la soluzione 2 popoli in 2 stati. "In questi momenti drammatici in cui tutte le prospettive di pace sembrano ogni ora più lontane è assolutamente indispensabile che, oggi più che mai, la comunità internazionale prenda sulle proprie spalle la responsabilità di non limitarsi ad appelli generici ma di attivarsi immediatamente con iniziative decise e tangibili che possano far sospendere la violenza e rimettere in cammino la strada del dialogo". Lo afferma il segretario del Pd Walter Veltroni. "Al tempo stesso sarebbe bene che la parti in causa facessero da subito uno sforzo per ristabilire una tregua nel più breve tempo possibile ed evitare così ulteriori, inaccettabili stragi di innocenti. L'uso della forza non potrà mai dare la pace al Medio Oriente. Tutti coloro che in buona fede aspirano alla pace hanno il dovere di tenere sempre a mente che la sola e unica soluzione perseguibile è quella di due popoli e due Stati in condizioni di sicurezza e riconoscimento reciproci. Un negoziato che riconosca i diritti di israeliani e palestinesi e li salvaguardi entrambi è la sola alternativa ad altre morti, altro dolore ed altro odio", conclude.Anche Franco Frattini, ministro degli esteri, chiede come primo passo il cessate il fuoco mentre stamani il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha lanciato un appello alla fine di tutte le attività militari nella striscia di Gaza. Si tratta, secondo la prassi del massimo organo dell'Onu spesso seguita in simili casi, di una dichiarazione del presidente del Consiglio stesso, il rappresentante croato Neven Jurica. Ma la richiesta non ha valore vincolante.Intanto gli integralisti che impediscono anche il trasporto dei feriti come denuncia l’Egitto: “Abbiamo aperto il valico di Rafah e aspettiamo che i feriti di Gaza lo attraversino, ma questo non è permesso loro”. Lo ha affermato il ministro degli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, nella conferenza stampa congiunta con il presidente palestinese, Abu Mazen. Alla domanda di un giornalista di chi impedisca il trasferimento dei feriti in Egitto, Abul Gheit ha risposto: “Chiedetelo a chi ha il controllo del territorio a Gaza”, con evidente riferimento al movimento integralista di Hamas, che ha assunto il potere nella Striscia dal luglio 2007.La guerra aperta sembra sempre più vicina tanto che il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak ammette l’ipotesi di un’operazione militare terrestre contro Hamas nella Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato un portavoce del suo dicastero. “Siamo pronti a tutte le eventualità. Se necessario impiegheremo le truppe per difendere i nostri cittadini”. E’ vero, carri armati israeliani sono schierati al confine meridionale del paese con la Striscia di Gaza. Lo testimoniano le immagini mandate in onda alle 11 ora italiana dalla televisione israeliana.atteso", l'attacco israeliano, "impressiona per le sue proporzioni e per il numero delle vittime", ha affermato Lombardi ai microfoni di Radio Vaticana, di cui è direttore generale. Arriva anche l'appello del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. "Gravemente allarmato per le violenze e il sangue sparso a Gaza e per il proseguimento delle violenze nel sud di Israele", Ban ha chiesto la fine "immediata" di tutte le violenze. "Pur riconoscendo le preoccupazioni di Israele per il proseguire degli attacchi con missili da Gaza", il capo dell'Onu ha ribadito "l'obbligo di Israele al rispetto della legge umanitaria internazionale e dei diritti umani" e ha condannato "l'eccessivo uso della forza che ha portato all'uccisione e al ferimento di civili". Ban ha d'altra parte condannato "gli attacchi da parte dei militanti palestinesi" e si è detto "profondamente turbato che i ripetuti appelli a Hamas per farli cessare siano andati inascoltati". Ban ha ribadito i precedenti appelli perché le scorte umanitarie siano fatte entrare a Gaza e ha preso immediato contatto con i leader internazionali e della regione inclusi i leader del Quartetto in uno sforzo di por fine rapidamente alla violenza.
L'appelo arriva anche dal Papa: "Imploro la fine di quella violenza, che è da condannare in ogni sua manifestazione e il ripristino della tregua nella striscia di Gaza; chiedo un sussulto di umanità e di saggezza in tutti quelli che hanno responsabilità nella situazione, domando alla comunità internazionale di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi alla logica perversa dello scontro e della violenza". E' l'appello di Benedetto XVI dopo l'Angelus, di fronte alla nuova escalation di violenza in Terra Santa.
Ma questa assurda guerra colpisce ancora una volta i bambini che forse non sanno neanche cosa sia. DIVENTARE falegname, aiuto farmacista, tecnico dell'elettricità. Avevano sogni forse piccoli ma reali, gli otto ragazzi che sono morti sabato durante uno dei primi raid israeliani su Gaza. Come migliaia di coetanei erano a scuola, un istituto professionale gestito dalle Nazioni Unite, quando sono cadute le prime bombe. Terrorizzati, sono fuggiti dall'edificio, solo per essere colpiti nel cortile, che dista 200 metri dall'edificio dove ha sede il governo di Hamas, obiettivo dell'attacco. Altri venti loro compagni sono stati feriti: alcuni sono in gravi condizioni. La storia dei ragazzi del Gaza Training Center è diventata uno dei simboli della tragedia che si vive nella Striscia. "Avevano tutti 17 o 18 anni - racconta Sami Mshasha, funzionario dell'Unrwa, l'agenzia Onu che si occupa dei palestinesi e che gestisce l'istituto - erano lì per imparare un mestiere, per non restare in strada. La fine che hanno fatto è orribile". Quando la bomba ha colpito la scuola molti studenti sono riusciti a ripararsi: per quelli più vicini al palazzo del governo però non c'è stato scampo: "Le nostre guardie hanno cercato di tirarli fuori, ma era impossibile - prosegue il funzionario - è stato difficile anche far arrivare le ambulanze in quel caos. C'erano genitori che urlavano, altri che arrivavano di corsa a cercare i loro ragazzi, bambini che piangevano e urlavano...
E' QUESTO CIO' CHE ANCORA OGGI VOGLIAMO VEDERE? NO NOI NON CI STIAMO!!!!!! NOI GIOVANI DEL PD FACCIAMO UN'APPELLO ALLE DIPLOMAZIE INTERNAZIONALI E ALLE AUTORITA' COMPETENTI AFFINCHE' SI TROVI UNA SOLUZIONE CONCRETA CHE METTA FINE AD UN ORRORE COSI' OSCENO E TERRIFICANTE CHE PURTROPPO HA COINVOLTO GENTE INNOCENTE COME BAMBINI CHE AL MATTINO SI VEGLIANO CON LA VOGLIA DI ANDARE A SCUOLA PER IMPARARE E PER AVERE UN FUTURO MIGLIORE... NON PER MORIRE PRIMA ANCORA DI AVER PROVATO AD ESAUDIRE I LORO SOGNI!!!!!!
RIFLETTIAMO!!!! Ma di fronte a una strage così, o di fronte alla morte dei compagni di banco con che spirito potranno tornare questi bambini a scuola?".
L'Unrwa gestisce il principale sistema educativo di Gaza: 200mila studenti, 9000 insegnanti e 240 edifici scolastici su cui si basa di fatto l'accesso all'istruzione di un'intera generazione di bambini e ragazzi palestinesi. "Tutto questo era stato creato per dare una possibilità a questi bambini anche perché non hanno altro" e adesso tutto viene distrutto... Noi non dobbiamo permettere che ciò che viene costruito per migliorare la vita di queste popolazioni venga distrutto dalla follia dell'uomo. Dobbiamo fermarli!!!!!!!
giovedì 1 gennaio 2009
PER NON DIMENTICARE TUTTE LE VITTIME DELLA STRADA RAGUSA- CATANIA E SOLIDARIETA' ALLE FAMIGLIE CHE HANNO PERSO I LORO FIGLI!! FIRMATE LA PETIZIONE..
Per non dimenticare Leandro, Peppe, Fabio e Gabriele. Per non dimenticare tutte quelle persone che hanno lasciato la loro vita nella strada della morte "Catania Ragusa".
Per non dimenticare tutte quelle persone che come Filippo Paternò stanno ancora oggi lottando tra la vita e la morte a causa di brutti incidenti dovuti allo stato pietoso di una strada che collega la provincia di Ragusa a Catania e al resto dell'Italia.
Non possiamo fermarci solamente alle critiche e alla petizione ma dobbiamo fare di più!!!!
Il Governo Nazionale, ha ridotto i fondi per il rifacimento della strada in questione e noi dobbiamo sollecitare tutti i politici regionali e locali affinchè vengano messi a disposizione i fondi per la ristrutturazione totale della strada. Manca l'illuminazione, una carreggiata sicura e senza dislivelli, uno spartitraffico e una strada larga e agibile.
Dobbiamo tutti insieme farci sentire e dar voce a ciò che riteniamo giusto!! Dobbiamo difendere il diritto alla vita perchè morire a causa dell'irresponsabilità di chi non ha capito che questa strada è pericolosissima, non è giusto e non si deve ripetere!!!
Mi impegno personalmente a portare avanti questa ed altre iniziative e vi invito tutti a FIRMARE LA PETIZIONE ANDANDO SU QUESTO LINK: http://www.firmiamo.it/sign/list/ragusa-catania
INOLTRE VI COMUNICO CHE IO HO GIA' AVVIATO UN' ALTRA PETIZIONE SEMPRE PER LO STESSO MOTIVO E CHE ALLA FINE ALLEGHEREMO A QUELLA AVVIATA DAL COMITATO DELLE FAMIGLIE E AMICI DEI 4 RAGAZZI CHE HANNO PERSO LA VITA NEGLI SCORSI GIORNI.
Valentina Spata
Per non dimenticare tutte quelle persone che come Filippo Paternò stanno ancora oggi lottando tra la vita e la morte a causa di brutti incidenti dovuti allo stato pietoso di una strada che collega la provincia di Ragusa a Catania e al resto dell'Italia.
Non possiamo fermarci solamente alle critiche e alla petizione ma dobbiamo fare di più!!!!
Il Governo Nazionale, ha ridotto i fondi per il rifacimento della strada in questione e noi dobbiamo sollecitare tutti i politici regionali e locali affinchè vengano messi a disposizione i fondi per la ristrutturazione totale della strada. Manca l'illuminazione, una carreggiata sicura e senza dislivelli, uno spartitraffico e una strada larga e agibile.
Dobbiamo tutti insieme farci sentire e dar voce a ciò che riteniamo giusto!! Dobbiamo difendere il diritto alla vita perchè morire a causa dell'irresponsabilità di chi non ha capito che questa strada è pericolosissima, non è giusto e non si deve ripetere!!!
Mi impegno personalmente a portare avanti questa ed altre iniziative e vi invito tutti a FIRMARE LA PETIZIONE ANDANDO SU QUESTO LINK: http://www.firmiamo.it/sign/list/ragusa-catania
INOLTRE VI COMUNICO CHE IO HO GIA' AVVIATO UN' ALTRA PETIZIONE SEMPRE PER LO STESSO MOTIVO E CHE ALLA FINE ALLEGHEREMO A QUELLA AVVIATA DAL COMITATO DELLE FAMIGLIE E AMICI DEI 4 RAGAZZI CHE HANNO PERSO LA VITA NEGLI SCORSI GIORNI.
Valentina Spata
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